Dai Paesi - Dorgali
Maria Itria Secci
«Se la si ama, la campagna non ci tradisce mai»
di Lucia Becchere

7 Marzo 2026

4' di lettura

Dorgali - «Sono soddisfatta per aver fatto nella vita quello che ho sempre voluto. Dedico tutta me stessa alla campagna, la mia passione, ma d’estate mi concedo il mare di Gonone facendo la pendolare». 

Una storia davvero straordinaria quella di Maria Itria Secci nata a Dorgali nel 1935 da Dionigi, allevatore agricoltore, e Maria Assunta Carotti, casalinga. 

Minore di due figli, ha abbandonato i giochi dopo l’esame d’ammissione alle medie per aiutare il padre in campagna e la madre in casa, poiché i suoi non le hanno consentito di proseguire gli studi, ha conseguito da adulta la licenza media alle serali. 

Prima donna Dorgalese ad aver preso la patente (1959), rinnovata nel 2025, con una vecchia Panda si spinge fino a Nuoro per adempiere ai suoi impegni.

Nel ’63 il padre, presidente della Coldiretti di Dorgali, la iscrisse come coadiuvante, ruolo che ha ricoperto fino al 1983. Ha frequento corsi formativi di olivicoltura, frutticoltura, orticoltura, apicoltura, concimazione, seminativi, contabilità aziendale, sanità animale, istituiti in paese dall’Inipa (Istituto Nazionale Istruzione Professionale Agricola).

Da presidente del corso di floricultura ad Assemini ha formato una cooperativa che sarebbe dovuta essere operativa su 5 ettari nella zona di Isalle già dotata di rete stradale, luce, acqua. Disegno fallito in quanto il comune non ha concesso il terreno. 

Negli anni Settanta quando fu creato il movimento femminile della Coldiretti Sardegna, a Roma ha frequentato dei corsi interregionali nei quali le corsiste venivano istruite sui diritti delle donne e sulle manifestazioni pubbliche contro la legge sull’aborto. Nella capitale ha seguito anche corsi di futura dirigente quale responsabile della provincia di Nuoro. 

«Dopo che negli anni Cinquanta e Sessanta furono fondate le cooperative – ricorda -, mio padre, socio fondatore del caseificio e dell’oleificio, ha cominciato a conferire i prodotti che fino a quel momento venivano trasformati e venduti in casa. Avvertendo le sue condizioni di salute ormai precarie, mi investì del ruolo di capo azienda e, a sorpresa, mi iscrisse come socia restando sempre al mio fianco fino alla fine avvenuta nel 1990 due anni dopo la scomparsa di mia madre. 

Non potendo più contare sull’aiuto di mio fratello Franceschino – prosegue -, scomparso nel 1996 che di mestiere faceva il veterinario, ho declinato gli impegni al caseificio, restando tuttavia socia dell’oleificio e della cantina sociale dove continuo a conferire le olive dell’oliveto di Iriai e l’uva prodotta nella vigna di sena Iloghe, aziende che curo col valido aiuto dei miei nipoti, due dipendenti fissi e operai stagionali».  

Dal 2010 al 2018, per due legislature, oltre non si poteva per statuto, Maria è stata membro del Consiglio Nazionale della Coldiretti

Che rapporto ha con la fede?
«Sono credente e praticante. Da sempre dama di Carità, attualmente sono presidente del gruppo di volontariato Vincenziano, ruolo ricoperto più volte in precedenza». 

Rimpianti?
«Non aver realizzato una cooperativa per impiantare un mandorleto e lavorare il prodotto. La Sardegna, dove tutti i paesi producono dolci per tradizione, importa in notevole quantità la materia prima. E ancora non possedere un cavallo. Quando mio padre ha acquistato la macchina ha venduto il suo e il mio perché tenerli era troppo oneroso. Per me una sofferenza indicibile».

Cosa vorrebbe dire ai giovani che abbandonano dalla campagna?
«Di non fuggire dalla campagna, la nostra è bellissima. Di sapersi accontentare, alle annate cattive si alternano quelle buone. Bisogna aggiornarsi, studiare per coltivarla in maniera più consapevole, se la si ama non tradisce mai. Ho tenuto qualche conferenza nelle scuole e i ragazzi mi hanno ascoltato con molta attenzione e con grande interesse».    

Maria Itria vive con Diana, una cagnolina meticcia di nove anni. «È intelligentissima – confessa -. Avevo molti gatti, tendevano a scappare e quando uno è stato travolto per strada, ho rinunciato a loro per non soffrire».  

Nel 2009 il Rotary club di Dorgali le ha consegnato il Premio per l’agricoltura; nel 2014 l’Università della Terza Età di cui è anche socia fondatrice l’ha premiata come Membro più anziano; nel 2024 ha ricevuto il Premio regionale Feminas della Coldiretti in quanto già delegata del movimento femminile; mentre il 22 gennaio la Camera di Commercio di Nuoro l’ha insignitadel Premio Fedeltà settore agricoltura. 

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