La Comunità delle monache Carmelitane scalze, nel 70° anniversario della Fondazione del Monastero dedicato alla “Mater Salvatoris”, ringrazia oggi il Signore durante la Santa Messa celebrata da Padre Gabriele Biccai OCD- Provinciale dei Carmelitani del CentroItalia alla cui giurisdizione il Monastero appartiene.

Di seguito ripercorriamo brevemente le principali tappe della presenza del Carmelo in città.

L’arrivo in Sardegna (1955-1956)

La storia ha inizio il 21 ottobre 1955, quando le prime monache lasciano Brescia alla volta di Nuoro. Dopo una breve sosta a Roma presso la comunità d’origine della priora Madre Cristina, le religiose giungono in Sardegna il 25 ottobre. In attesa che terminino i lavori di ristrutturazione della loro futura casa, la comunità viene ospitata con grande generosità al castello “Villino Antonietta” dalla nobile famiglia Lostia Guiso-Gallisay.

Il 25 agosto 1956, terminati i lavori, si tiene l’inaugurazione ufficiale. Per l’occasione, il Preposito generale dell’Ordine, Padre Anastasio del SS. Rosario, fa convergere a Nuoro tre suore sarde da altri monasteri della penisola per unirsi a Madre Cristina e alla sottopriora Suor Teresa Margherita. Dopo un pranzo di commiato e una solenne processione partita dal castello verso la Cattedrale di Santa Maria, il Vescovo Giuseppe Melas e il Padre Generale portano il Santissimo Sacramento nella prima, poverissima sede di via Sassari 23, subito ribattezzata la “piccola Betlemme” per la ristrettezza dei suoi locali.

Il trasferimento in via Galilei (1960-1961)

Ben presto, l’angustia degli spazi rende impossibile accogliere nuove vocazioni. A sbloccare la situazione è il giovane cappellano Don Giovanni Delogu, che riesce ad acquistare un vasto terreno nella periferia est di Nuoro, nel rione di Istiritta (località Tanca Manna). Il Definitorio Generale dona un ettaro di questo terreno alle monache per la costruzione del nuovo monastero.

La prima pietra viene benedetta il 12 maggio 1960 dal Vescovo Melas e, già a dicembre dello stesso anno, l’ala centrale a forma di croce è ultimata. L’inaugurazione ufficiale della sede di via Galilei avviene l’11 febbraio 1961, alla presenza delle autorità civili e religiose e del procuratore generale dell’Ordine, Padre Eusebio di S. Michele.

La notte del crollo e la decisione “utopica” (1982)

La tranquillità della comunità viene bruscamente interrotta nel cuore della notte del 30 ottobre 1982, quando cedono improvvisamente i cordoli del tetto del monastero. Solo il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco, della Polizia e dei falegnami del Comune evita il disastro e lo sgombero dello stabile.

Questo incidente fa emergere problemi non più rimandabili: la necessità di ristrutturare l’edificio e, soprattutto, l’abusivismo edilizio circostante che minaccia gravemente il silenzio e la privacy della clausura. Senza capitali a disposizione, la comunità prende una decisione coraggiosa al limite dell’utopia: vendere l’intera proprietà e ricostruire da capo in un luogo più idoneo.

Il miracolo di Cucullio e la firma di Savin Couelle (1990-1994)

Per il nuovo progetto, la priora Madre Elisabetta della Trinità contatta l’architetto francese Savin Couelle, celebre per le sue realizzazioni in Costa Smeralda. Affascinato dall’idea, l’artista accetta di redigere gratuitamente il progetto.

Il 7 aprile 1990 viene benedetta la prima pietra dal Vescovo Giovanni Melis Fois. I lavori, affidati all’impresa del geometra Gonario Santoni sotto la direzione dell’ingegner Fiorenzo Salis, si concludono all’inizio del 1994.

L’inaugurazione del nuovo monastero sul colle di Cucullio si tiene il 12 febbraio 1994 alla presenza della Conferenza Episcopale Sarda, presieduta da Monsignor Ottorino Pietro Alberti. Dopo due settimane di apertura straordinaria al pubblico, culminate con un concerto della Polifonica “E. Porrino” diretta da Don G. Meloni, il 4 marzo 1994 la comunità si trasferisce definitivamente nella nuova sede. Un traguardo storico raggiunto grazie alla perfetta sinergia tra le sorelle e le priore Madre Letizia e Madre Elisabetta, e al sostegno costante dei benefattori.