21 Febbraio 2026
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Era il 1928 quando Oliena si dotava della “Rivendita N 1” di Sali, Tabacchi e Valori Bollati data in concessione dall’Aams (oggi Ams – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) a Annamaria Puligheddu, vedova Spano.
Per una comunità intera quello rimarrà per sempre s’istancu de cia Minnica (istancu dallo spagnolo estanco, tabaccheria).
Anna Maria (1900-1970) ovvero cia Minnica, aveva sposato Peppino Spano nato a Oliena nel 1900, figlio di Giovanni Maria venuto da Luras alla fine dell’800.
Gli Spano erano una nota famiglia di operosi commercianti, attività a quei tempi interamente concentrata nelle loro mani.
Peppino ha avuto vita breve, morto a 27 anni di appendicite, lasciava il piccolo Giovanni di due anni e la moglie in attesa di una bambina che verrà alla luce tre mesi dopo la scomparsa del genitore e alla quale verrà imposto il nome di Peppina in ricordo del padre.
Alla vedova che doveva mandare avanti la famiglia venne concessa la licenza per tabacchi grazie all’interessamento del suocero Giovanni Maria, persona influente, il quale in seguito doterà della “Rivendita N 2” la figlia Mariedda Spano. Questo esercizio, dopo essere passato negli anni in mano a diversi gestori, ancora oggi si trova nel Corso Vittorio Emanuele al centro del paese mentre quello di cia Minnica tuttora insiste sull’incrocio fra via Grazia Deledda e via Garibaldi davanti alla prima fontanella di quartiere.
Si trattava di un piccolo vano rettangolare con l’ingresso sul lato più corto mentre nella parete più lunga si apriva una piccola finestrella attraverso la quale, al pari della porta, la luce faceva fatica a penetrare all’interno dell’ambiente lasciandolo perennemente in penombra. Il pavimento era in cemento e il locale privo di sevizi igienici. A destra dell’entrata si trovava un umile bancone in legno con cassetti, dietro il quale cia Minnica serviva i clienti. Addossati al muro c’erano degli scaffali rudimentali sempre in legno che custodivano il trinciato, i fiammiferi, le cartine per confezionare le sigarette e le cartoline illustrate.
Degli appositi sacchi di carta kraft contenevano zucchero, caffè e sale che la donna pesava con una bilancia meccanica rossa a due piatti con pesi in ottone bollato.
«Ricordo mia nonna minuta e piccolina – racconta il nipote Peppino -. Era sempre vestita di nero con il capo coperto da su muncadore. Mi è rimasta viva solo questa immagine perché alla sua morte avevo sei anni appena».
Tutti la ricordano discreta e gentile, avvolta nel suo lutto e nel suo silenzio, talvolta seduta davanti all’ingresso in compagnia delle donne del vicinato in attesa di clienti. La figlia Peppina, sempre accanto alla madre, ottenuta la voltura della licenza, negli anni Settanta subentrerà nella gestione della tabaccheria fino al 2002 quando la morte per arresto cardiaco la colse a 75 anni.
Attualmente titolare della rivendita è il nipote Peppino, 63enne, figlio di Nenneddu primogenito di cia Minnica, che rappresenta la terza generazione degli Spano.
Nei primi anni duemila Peppino ha ristrutturato tutto il locale, realizzato i servizi igienici, rinnovato gli arredi, l’ha rifornito di prodotti che vanno per la maggiore, sigarette, batterie, carte da gioco, chincaglierie varie e perfino del lotto. Sulla porta fa ancora bella mostra di sé l’insegna “Rivendita N 1”.
«Da oltre vent’anni – confessa –, porto avanti da solo il tabacchino. Tutti i giorni, tranne i festivi, apro al pubblico dalle 6 e 30 alle 13 e dalle 2 e 30 alle 20, e francamente oggi questo lavoro comincia a pesarmi».
