“Contra factum non valet argumentum” dicevano i latini per sottolineare che la realtà è più importante delle nostre speculazioni. Possiamo girarla e rigirala ma alla fine l’ultima parola rimane a lei. Il ministro della Giustizia, rispondendo a una puntuale interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Enrico Costa, ha fornito dei numeri che non hanno bisogno di commenti. Riferendosi all’anno 2024 ha fatto questo bilancio:

– i Gip hanno accolto le richieste, dei Pubblici ministeri, di intercettazioni nel 94% dei casi;
– i Gip hanno accolto le richieste di proroga delle intercettazioni nel 99% dei casi;
– i Gip hanno accolto le richieste di proroga delle indagini preliminari nell’85% dei casi;
– i Gup hanno accolto le richieste del Pm di rinvio a giudizio nell’oltre il 90% dei casi.

Queste percentuali dicono una cosa ben precisa: siamo dinanzi ad un sistema nel quale il controllo che il Giudice dovrebbe effettuare sull’operato del Pm si traduce invece in un formale atto notarile. Il Giudice, che in fase di indagine dovrebbe porre i paletti al potere investigativo, ne sposa invece la causa abdicando alla sua funzione. Tra Giudici e Pm c’è qualcosa che va molto al di là di una corrispondenza d’amorosi sensi: stessi percorsi, stessa formazione, stesso modo di intendere l’investigazione. Ne abbiamo voglia di cantarcela e suonarcela dicendo che l’Accusa deve cercare prove e contestare reati, mentre il Giudice deve verificare, garantire, impedire abusi e violazioni dei diritti. Due funzioni diverse e distinte che invece si traducono in un incesto: il Giudice finisce per far sua la prospettiva dell’accusatore, lo sorregge e ne sposa teoremi e scopi. Sulla carta continuiamo a ripeterci che il Pubblico ministero è parte e il Giudice è “terzo”, e dunque titolare di un ruolo distinto sia da chi accusa che da chi difende.

Una considerazione del tutto particolare merita il capitolo delle intercezioni. La nostra Costituzione definisce inviolabile la “libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione”. Come mai allora le intercettazioni, la cui durata è spesso pluriennale, sono diventate come il bere un bicchiere d’acqua? Le norme vigenti prevedono che si può intercettare quando esistono “gravi indizi di reato”, e dunque solo quando “l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine”. Talmente indispensabile e riservata da leggerla poi sui giornali.

Infine c’è un altro dato che personalmente mi spinge a votare Si al referendum sulla separazione delle carriere: il 99% dei magistrati viene promosso. Deve essere l’unica categoria dove sono tutti bravi e competenti per destino: figli prediletti dello Spirito Santo. Più terra terra abbiamo a che fare con un sistema dove chi giudica è eletto dagli stessi che devono essere controllati. Fanno parte delle stesse correnti, degli stessi schieramenti sindacal-politici. La riforma introduce due Consigli superiori separati e il sorteggio per la scelta dei componenti. Votare Si non contro i magistrati ma a favore dei cittadini.