Venerdi 26 settembre alle ore 20.30, presso l’auditorium Comunale di Orgosolo, la Compagnia  Bocheteatro di Nuoro, presenta  “Sos Sinnos” dall’omonimo romanzo di Michelangelo Pira – di e con Giovanni Carroni, con la partecipazione del Tenore Murales di Orgosolo.

Lo spettacolo teatrale – come si legge in una nota di Bocheteatro – è tratto dal capolavoro in lingua sarda bittese del compianto Michelangelo Pira, antropologo, giornalista, drammaturgo, morto prematuramente a soli 51 anni, che amava definirsi “intellettuale pastore”.

Michelangelo Pira, noto come ‘Mialinu ‘e crapinu’, studiò la questione linguistica sarda e sociolinguistica negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, fece la prima proposta di legge per il bilinguismo nelle scuole per arginare la diminuzione della trasmissione del sardo da genitore a figlio dovuta al passaggio da una società rurale a una industrializzata. Scrisse in italiano due importanti opere di antropologia culturale e socio-linguistica: Sardegna tra due lingue (nel 1968) e La rivolta dell’oggetto (nel 1978). In qualità di scrittore scrisse uno dei primi romanzi in sardo bittese dal titolo: Sos sinnos, uno dei più bei romanzi in lingua sarda, insieme a quello di Benvenuto Lobina Pro cantu ‘e Biddanoa, che l’attore e regista Giovanni Carroni, ha adattato per il teatro.


Sos Sinnos (I segni), pubblicato postumo nel 1983 a tre anni dalla morte prematura dell’autore Michelangelo Pira, intellettuale che ha lasciato un grande vuoto nella cultura isolana, rimane il tentativo più importante di usare la lingua sarda – nella varietà bittese – per un’opera di respiro mondiale, che facesse propri gli esiti più importanti della letteratura e delle scienze umane del ‘900. Raccolti e ordinati da Bachisio Bandinu i materiali sono scanditi in cinque parti. Con un percorso di derivazione analitica, la prima (Su tempus de su parpu e de s’arrastu – Il tempo del tasto e del fiuto) segna il passaggio dall’immateriale alla natura, e all’incarnazione nell’umano, con la coscienza del vivente che esprime versi inarticolati. Questi poi, lentamente, si fanno parola e poi scrittura, ma a-semantica, quasi geroglifica, che solo su deinu – l’indovino, che dà il titolo alla seconda parte – sa interpretare.

Nelle due parti seguenti, Pira entra dunque nell’universo dei personaggi e de sos contos – i racconti – del suo paese, Bitti. Avendo ben presenti i rischi del realismo e del folclorismo, il mondo pastorale narrato da Pira anche nell’aneddoto (Milianu, Emiliano) assume una forte carica simbolica. Nell’ultima parte, più scopertamente, Pira stesso si fa personaggio del mondo che racconta, e in una progressione visionaria chiama l’umanità perduta del proprio villaggio e del mondo intero a tornare sa Libra, malgrado sia una crastazza, una pietraia buona solo per le capre. Sa Libra è il luogo simbolico di una perduta pienezza dell’umano, gana de ponnere raichinas in dunu locu prezisu, gana de aer zente de arrejonare, e zente e cosas de toccare, ca su ider’e intendere zente chi bivet in campanar de vridu no mi basta’prusu. Su istare in totue est un’istare in neddue (voglia di mettere radici in un luogo preciso, voglia di gente con cui parlare, e gente e cose da toccare, perché vedere e sentire gente che vive in campane di vetro non mi basta più. Stare in ogni luogo è stare in nessun luogo).

Un progetto che esprime la volontà e la consapevolezza di rivendicare un’identità, di non disperdere una memoria dei valori e dei luoghi e di recuperare il senso di appartenenza ad una comunità; in altre parole, che dischiude un mondo nel quale ciascuno può ritrovarsi e riconoscersi.
Lo spettacolo ha inoltre l’ obiettivo primario di far uscire l’opera letteraria dal circolo chiuso in cui rischia di essere relegata per dargli finalmente una circolazione e divulgazione adeguata in Sardegna e nella penisola.