21 Febbraio 2026
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Il sito di Tanca Manna sarà interessato nella prossima primavera da una nuova campagna di scavi. Gli studi, come conferma l’archeologo nuorese Demis Murgia, saranno condotti dalle Università di Sassari e Bologna grazie al finanziamento di un bando Prin per la ricerca archeologica nell’ambito dei fondi del Pnrr. «La campagna – spiega Murgia – è finalizzata a verificare le risultanze di un’altra ricerca condotta lo scorso anno con il georadar che ha individuato delle “anomalie”, come si dice in gergo, nella densità del terreno. Scavando si scoprirà se queste corrispondono effettivamente a delle capanne. L’ipotesi è che facciano parte del villaggio, risultando quindi inquadrate nel periodo di vita di Tanca Manna, tra Bronzo medio e Bronzo recente, indicativamente tra il 1700 a.C. e il 1400-1300 a.C. Tanca Manna è un sito molto importante perché ci restituisce la nascita e lo sviluppo della civiltà nuragica, dall’erezione del protonuraghe alla costruzione del Nuraghe a tolos. Dopodiché la civiltà si è trasformata, probabilmente intorno al 1300 a. C. il villaggio è stato abbandonato per riunirsi intorno a strutture più grandi mentre il nuraghe viene rifrequentato solamente a scopo cultuale nel periodo successivo, quello dei Pozzi sacri e degli artigiani che realizzano i bronzetti. Si tratta di una cultura e di una civiltà completamente diverse da quella precedente».
I lavori che ancora interessano il parco adiacente all’area archeologica sono stati seguiti dall’archeologa Rossana Conti, incaricata dal Comune di sorvegliare la fase di scavo su richiesta della Soprintendenza: «Questo ha portato a escludere la presenza di strutture archeologiche in tutta l’area, perché gli scavi sono stati abbondanti e non ci sono stati ritrovamenti di nessun tipo di materiale. L’opzione più probabile, dunque, è che quello di Tanca Manna fosse un piccolo villaggio, adesso abbiamo una decina di capanne, verosimilmente saranno state il doppio, esagerando il triplo. Si tratta di villaggi che difficilmente superavano le 100 persone e questo coincide benissimo come occupazione territoriale e demografia di quel periodo», conferma Murgia.
Resta sullo sfondo una questione fondamentale, vale a dire la valorizzazione di Tanca Manna. Per Murgia «è importante che parco e area archeologica siano visti e vissuti come un unico elemento all’interno dell’area urbana e le strutture di accoglienza che sono previste nella parte archeologica dovrebbero diventare da supporto anche per il resto del parco dove giustamente non ne sono previste altre». Il progetto a suo tempo presentato proprio dall’archeologo nuorese prevedeva la realizzazione di biglietteria, bookshop, bar e bagni: «Quello che sono riuscito a fare è il primo step di questo progetto che dovrebbe essere portato a termine. Purtroppo nella valorizzazione della parte restante del Parco non si è tenuto conto di questo e non è stata finanziata la conclusione di quelle strutture che adesso sono vuote in attesa di poter essere finalmente completate».
Ciò che colpisce è la solitudine che oggi Demis Murgia vive dopo tanti anni di impegno, dal primo progetto presentato nel 2004, all’inizio effettivo del lavoro nel 2011: «Se la cittadinanza trova un parco curato, lo custodisce e lo difende. Se si ritrova in una discarica o qualcosa totalmente abbandonata, non ne riconosce il valore. Io ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità, sono arrivato al limite, anzi l’ho superato abbondantemente. Ho sulla carta ancora la gestione, che era basata sulla messa in opera di quelle strutture dal 2018, quando stati approvati i progetti. La realtà è che, ad esempio, ho potuto realizzare la fogna solamente un anno fa». Non nasconde l’amarezza Murgia: «Siamo partiti con un gruppo di lavoro di dieci persone, in questo momento sono solo e con le mie forze non posso fare tutto. Il mio scopo era di curare quell’area che ritengo abbia un valore sia paesaggistico che identitario e affettivo per la città di Nuoro, e mettere a disposizione la mia professionalità per creare qualcosa. Ho avuto un finanziamento e l’ho utilizzato per sviluppare il 3D con la realtà virtuale, costruire le strutture, il sito internet, lo studio del logo, il marketing. È un pacchetto completo purtroppo non sfruttato dal 2019». La speranza è che questa piccola campagna di scavi possa servire a riaprire il dialogo con l’amministrazione: «L’attuale giunta non ha colpe – chiarisce Murgia -, chi l’ha preceduta invece non ha fatto altro che appoggiarsi sulle nostre spalle. Sarebbe bello poter chiudere il cerchio e realizzare, ad esempio, una pubblicazione di tutti i risultati di quasi 15 anni di scavi e di ricerca».


