Nel crollo del muro di Berlino il sociologo Zygmund Bauman vede l’irrompere di una globalizzazione che ha nella “liquidità” la sua caratteristica principale, la sua chiave di lettura. Questo termine apre molti orizzonti e coglie quanto in comune vi è nei vari aspetti della vita e della società odierna.

La “liquidità” richiama da subito il “liquido” che nel parlare comune indica il denaro, le disponibilità finanziarie, il potere dei soldi che aleggia su tutto e tutto misura. Il verbo “liquidare” indica la trasformazione in denaro contante di un bene o un’attività, la conclusione di un rapporto economico saldando debiti e crediti, vendere beni a prezzi ridotti (la cosiddetta svendita). È sinonimo anche di “pagare” ed usato, per esempio, quando si parla di pensioni, stipendi, rapporti di lavoro ecc. Bauman usa il concetto di “società liquida”, mutuandolo dall’economia, per descrivere la condizione della modernità contemporanea. Esso sottolinea la natura mutevole, instabile e fluida delle relazioni sociali, economiche e culturali. A differenza delle società “solide” del passato, caratterizzate da istituzioni stabili e valori duraturi, la società liquida è segnata dalla precarietà, dalla volatilità, dall’instabilità delle relazioni personali e da un individualismo cronico. «La società liquida è una versione sinistra del gioco delle sedie» (Bauman): o elimini o sei eliminato. I rapporti interpersonali, vissuti in termini di mercato e di concorrenza, sono diventati la fonte principale di sospetto, di invidia, raggiro ed ansia. L’altro diventa “l’inferno”.

Bauman ci da questa fotografia impietosa dell’oggi: «Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento.

L’amore invece richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore». 

La Quaresima, in questo contesto, è una provocazione a costruire sulla roccia e non sulla sabbia delle nostre emozioni, ad avere un nuovo sguardo su di sé e sugli altri. È un invito ad «amare le persone e usare le cose», non viceversa come avviene nella “società liquida”. A ritornare in noi stessi uscendo dagli incantesimi in cui siamo smarriti e dove tutto è ridotto a spettacolo, a carnevale e rissa. Consapevoli che distruggere è un attimo e costruire richiede pazienza, ascolto, dialogo.

«Il capitalismo è un culto che non consente espiazione, ma produce colpa e debito», scriveva amaramente Walter Benjamin. La Quaresima è accogliere il dono che Gesù fa di sé stesso per noi e così riscoprire il miracolo di essere amati e di amare, di essere perdonati e non ridotti alla cifra della nostra colpa e del nostro debito.