18 Aprile 2026
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Sentiamo costantemente storie di giovani che hanno deciso o vorrebbero salutare la propria casa, mossi dalla maturata consapevolezza che questa non potrà dargli ciò che necessitano. Si parla quotidianamente di ragazzi in fuga alla ricerca di opportunità lavorative più vantaggiose, convinti che Nuoro oltre farli sentire a casa, non rappresenta la dimora che auspicano per il proprio futuro. Contro corrente è senza dubbio la storia di Simone Porcu, classe 1996, che ha scelto Nuoro come città della vita.
Partito per Torino al termine degli studi presso il liceo scientifico E. Fermi, si è iscritto al Politecnico per studiare informatica. Concluso il primo anno accademico, ha vinto la borsa di studio “PoliTong” per un percorso di doppia laurea a Shangai dove per un anno ha continuato gli studi di Ingegneria informatica. Tornato a Torino per concludere il terzo anno, ha iniziato le prime esperienze lavorative e al secondo semestre, resosi conto di voler lavorare con l’intelligenza artificiale, ha deciso di trasferirsi in Svezia e conseguire una Laurea magistrale presso il politecnico KTH a Stoccolma. Una volta terminato il biennio, con un tirocinio per un’importante multinazionale (Electrolux), ha deciso di rimanere a Stoccolma per i successivi quattro anni, operando in un’agenzia di consulenza per stakeholder come assicurazioni e banche nel panorama nordico. A porre fine alla permanenza dopo circa dieci anni di lontananza, è l’eco del richiamo della Terra Madre.
«Ho fatto esperienze bellissime – racconta Simone Porcu –, ma ad un certo punto, gradualmente ho capito che tornare a casa fosse la decisone giusta da prendere. Avevo la fortuna di riuscire periodicamente a rientrare, ma la vera distanza si avverte quando si comprende realmente ciò che ci lasciamo alle spalle. Nel mio caso è stata una riscoperta della Sardegna, ho iniziato a vederla con occhi diversi, pur non avendo un’idea chiara di cosa averi fatto ero risoluto. Mi è poi capitata l’occasione di poter insegnare e ho scoperto un mondo nuovo che inaspettatamente mi affascina. Il mio motore è la consapevolezza che in Sardegna ci sia tanto potenziale e spazio perché il mio settore cresca e contribuisca dando valore aggiunto, partendo dalla formazione e valorizzazione delle giovani menti».
La decisione di voler tornare a vivere in Italia, per giunta a Nuoro, è già un fenomeno singolare e se si considera inoltre che l’ambiente lavorativo scelto è quello dell’istruzione – soggetto a ridimensionamento – lo stupore aumenta.
«La crisi scolastica non mi spaventa – prosegue l’ingegnere –, continuo a fare il libero professionista e riesco perfettamente a coniugare i due mondi. Il ridimensionamento è un’avvisaglia che non definirei negativa ma di trasformazione. Il comparto scolastico come qualsiasi altro, subisce cambiamenti e sono grato di essere riuscito a entrare a farne parte nonostante il periodo. Sto imparando tanto umanamente. È un mestiere imparagonabile, grazie al continuo confronto con colleghi più adulti e giovani studenti. Avere a che fare quotidianamente con realtà e vissuti che divergono tra loro e cercare di convogliare il sapere all’interno di una classe con le sue differenze, è davvero stimolante. Non ho mai avuto un sentimento negativo rispetto alla mia terra d’origine ed è per questo che vivo serenamente il mio ritorno. Ero semplicemente curioso di esplorare nuovi mondi, ma non ho mai dimenticato quale fosse la mia casa. Ai giovani consiglio di fare esperienze e conoscere il più possibile, ma di non scordare il valore che potrebbero portare in una realtà come quella nuorese».
Se non si possono biasimare i giovani che, lasciato il Paese, preferiscono non tornare dopo aver conosciuto realtà gratificanti e conformi all’idea di vita che sanno di meritare, è altrettanto vero che storie come quella di Simone ci permettono di immaginare il futuro con un’atra prospettiva.
