È stato un caso o forse no. Il giorno della mia ordinazione sacerdotale, il 25 aprile 1981, monsignor Giovanni Melis, durante l’omelia, caso unico, annunciò il mio incarico pastorale: LOrtobene. Per tal motivo, due settimane dopo ero a Milano per fare uno stage presso Avvenire e, per mia scelta, presso Radiosupermilano. Tornato a Nuoro fui dirottato, “temporaneamente”, a Radio Barbagiaperché il suo direttore Canonico Rosario Menne, era malato. Vi sono rimasto, come direttore, fino al 2014. Nel frattempo c’era un’intensa e sistematica collaborazione con il settimanale diocesano. Vari eventi, specie dopo il 1991, cambiarono scenari e personaggii. Quando nel 2020 sono stato chiamato alla direzione de LOrtobene ormai non ci pensavo minimamente, ero in tutt’altre faccende affaccendato. In ogni caso non mi sarei mai aspettato di essere qui per il centenario del nostro settimanale.

Nel frattempo è cambiato il mondo.

Negli anni 80-90 i paesi della diocesi erano abbondantemente popolati. Si incominciava ad intravvedere l’incombente calo demografico ma le basi sociali tenevano ancora. Nelle parrocchie vi erano associazioni (in primis l’AC), movimenti e gruppi di notevole spessore; circoli culturali molto vivaci che hanno portato qui da noi personaggi di lustro nazionale ed internazionale;

c’erano i cineforum, i gruppi sportivi e ricreativi organizzatori di feste e vacanze; e c’era l’immancabile giornalino paesano o di quartiere. Insomma c’era una socialità diffusa attorno alle chiese. Realtà la cui collaborazione con LOrtobene era naturale e costante. Come lo era quella con i parroci (spronati dai Vescovi) sia nella sensibilizzazione alla lettura che nella diffusione degli abbonamenti e nei contributi redazionali. Un ruolo preziosissimo avevano le delegate, vere e proprie sentinelle nei territori. Inoltre c’erano esponenti del mondo politico, sindacale, cooperativistico, culturale che gravitavano nel mondo ecclesiale e la cui collaborazione era una ricchezza.

Oggi abbiamo a che fare con tutt’altra realtà. Il tracollo demografico sta porgendo la sua cruda contabilità e connessi effetti collaterali. Le realtà parrocchiali faticano ad andare avanti e comunque non sono più il perno della vita sociale di un paese. Le delegate invecchiano senza trovare sostitute; per molti parroci, spiace dirlo, LOrtobene è l’ultima delle preoccupazioni.

Il tutto nell’era digitale che ha profondamente mutato stili di vita e culturali. Le nostre comunità diventano depauperate nei numeri ma anche nella coesione sociale. Un tempo, per sottolineare la verità di un fatto, si diceva “best iscrittu in su giornale”. Oggi non è più così. La cronaca è raccontata dai social: quotidiani e settimanali hanno dovuto cambiare impostazione puntando non su una superflua ripetizione cronachistica ma su di un approfondimento dei fatti per coglierne il senso, il contesto, gli effetti e le relazioni.

Questi cambiamenti riguardano ovviamente anche LOrtobene nato col proposito di “dar voce a chi non ha voce” e poi di essere “messaggero di belle notizie”. Ora interessa di più ascoltare la voce della gente e dei lettori, sentire la loro narrazione. Non a caso sul nostro settimanale, negli ultimi 10 anni sono comparse più interviste dei precedenti 35 anni messi insieme. L’oggi ci chiede di ascoltare e dialogare, osservare la realtà e seminare speranza.

Infine due annotazioni. Sino al 2012 LOrtobene ha usufruito del finanziamento pubblico all’editoria. Risorsa che oggi per noi non c’è più. Resta un contributo regionale di gran lunga inferiore a frante di costi lievitati esponenzialmente. Resta poi il problema della distribuzione postale che già in passato ha creato disagi e proteste. Chi vuole bene a LOrtobene non può seriamente addurre questo come pretesto per non abbonarsi. Tra l’altro, proprio per ovviare a questo inconveniente abbiamo incluso nell’abbonamento cartaceo quello digitale. Ed è proprio il digitale la scommessa per il futuro. Sarebbe bello sentirlo raccontare fra cento anni… ma noi non ci saremo.

Ora è doveroso un ringraziamento a tutti coloro (e sono tanti) che hanno permesso al nostro settimanale di raggiungere il suo primo centenario, e a quanti sono sulla breccia per costruirne il futuro.