31 Maggio 2025
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La proposta di iniziativa popolare (promossa dalla Cisl, con la sottoscrizione di oltre 400mila firme) sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese è legge. Il via libera definitivo, è arrivato dal Senato. L’aula di Palazzo Madama ha approvato con 85 sì, 21 no e 28 astenuti. Si tratta di una pagina storica per il mondo del lavoro. Dopo ottant’anni, l’articolo 46 della Costituzione trova finalmente una sua reale attuazione.
Questa legge rappresenta una vera novità per i lavoratori. Garantisce loro il diritto di partecipare direttamente alle decisioni aziendali attraverso la presenza nei consigli di amministrazione e di sorveglianza. Inoltre, cosa non di poco conto, offre loro anche la possibilità di beneficiare degli utili aziendali, consolidando il nesso tra produttività e retribuzione. In questo modo si cerca di andare oltre la classica conflittualità tra mondo delle imprese e lavoratori, i quali non sono più semplici pedine ma parte attiva dei processi aziendali. Era quello che la dottrina sociale della Chiesa auspicava sin dai tempi di Leone XIII ed in particolare con Wojtyla. La legge vuole promuovere la sicurezza e il benessere sui luoghi di lavoro garantendo ai lavoratori voce in capitolo sulle politiche aziendali che li riguardano. La formazione continua diventa un diritto per migliorare le competenze e crescere professionalmente, mentre le relazioni industriali sono improntate al dialogo e la corresponsabilità.
La “Legge Sbarra” (così chiamata in casa Cisl, con il cognome di chi fino al gennaio scorso era segretario nazionale) avrà bisogno di essere recepita nelle relazioni sindacali aziendali e di categoria, per vederne realizzati gli obiettivi. Essa non è la bacchetta magica che trasforma in realtà di fatto la partecipazione effettiva dei lavoratori alla gestione delle imprese. Comunque apre queste porte. Il cammino sarà ancora molto lungo come pure le resistenze del mondo delle imprese e delle rappresentanze sindacali e sociali ancorati ad obsoleti modelli. Non a caso sono sulle barricate la CGIL e Confindustria.
Prima che una svolta normativa, la legge Sbarra rappresenta un cambiamento culturale. Per la prima volta il legislatore riconosce la partecipazione non come opzione astratta ma come possibilità concreta per rilanciare salari, produttività, sicurezza e benessere lavorativo, legalità e giustizia sociale, corresponsabilità, dialogo, inclusione e formazione.
Luigi Sbarra precisa: «La legge non è prescrittiva, nessun obbligo per le aziende, tutto solo per via negoziale, con incentivi per gli accordi di partecipazione». L’obiettivo è favorire un diverso rapporto tra capitale e lavoro, dove la «cultura partecipativa» si lascerebbe finalmente alle spalle «la cultura novecentesca del conflitto». Una normativa che fa i conti col tempo che stiamo vivendo. Un tempo, ci ricorda il nuovo papa Leone XIV, in cui siamo chiamati a vivere un’altra “rivoluzione industriale” strettamente legata agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, e che comporta nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro e nella quale gli strumenti, vecchi e nuovi, della partecipazione “attiva” dei lavoratori saranno, necessariamente, e duramente, messi alla prova e testati.
