Dai Paesi - Orgosolo
Una tappa della processione eucaristica con il Vescovo Antonello nella chiesa della Beata Vergine Assunta (photo by Antonio Carta)
Verso l’alba di un nuovo giorno
Nel 90mo anniversario del martirio della Beata Antonia Mesina/2. A cura di Alessandro Cubeddu
di Redazione

9 Giugno 2025

16' di lettura

Orgosolo - La sera del 17 maggio nella chiesa di San Pietro, la storica parrocchiale dove Antonia Mesina ricevette i sacramenti, si è tenuta la catechesi, rivolta ai giovani, dal titolo “La Santità: un cammino per tutti”, a cura di don Pietro Moro. A seguire, la fiaccolata eucaristica insieme al Vescovo Antonello per le vie del paese, con tappa nella chiesa della Beata Vergine Assunta dove il Vescovo ha tenuto una riflessione sulla santità di Antonia: «Prendiamo esempio da lei che era “innamorata del vero amore”: proprio per questo non si è lasciata comprare ma ha scelto coraggiosamente la vita». La processione eucaristica è proseguita fino alla chiesa del Santissimo Salvatore. Da qui i giovani presenti si sono potuti spostare nella cripta insieme al Vescovo per salutare la Beata Antonia in un momento di preghiera personale. La serata ha avuto conclusione con l’esibizione del gruppo Novos Sonos e del neonato gruppo folk formato da ragazze di Azione Cattolica. 
La mattina seguente, dopo la colazione in piazza, zaino in spalla e tutti diretti verso il luogo del martirio con partenza dalla chiesa di San Pietro ripercorrendo tutti i momenti della vita di Antonia. Una volta arrivati la Messa è stata presieduta da Monsignor Corrado Melis, Vescovo della diocesi di Ozieri e delegato per la Pastorale Giovanile Regionale. Il testo dell’omelia è disponibile in basso in questa pagina.

La voce dei giovani

Una presenza variegata di ragazzi e ragazze, provenienti per lo più da altre Diocesi, ha animato il paese. Se è vero che la Beata Antonia Mesina appartiene in primis alla nostra Diocesi e ai giovani della nostra Diocesi, è anche vero che altrove la sua testimonianza è maggiormente accolta. Questo suggerisce che non bisogna lasciarci sfuggire questo prezioso dono che il Signore ha suscitato nella nostra Chiesa particolare e nella nostra Isola, ma è necessario riproporre la Beata Antonia a partire dalla storia di vita, apparentemente semplice ma ricca di spunti e virtù cristiane, fino ad arrivare, poi, al martirio. È ancora il tempo di parlare di santità, e di santità giovane. La figura e la causa di Antonia Mesina appare però per molti come una forza inespressa, relegata solo ad alcune occasioni o agli anniversari. E questo pensiero sembra arrivare anche da alcuni giovani presenti all’evento: «Bisognerebbe valorizzare la sua testimonianza a livello regionale e non solo. È una Beata giovane e per noi giovani e la sua testimonianza ha ancora tanto da dire, ma se un terreno fertile viene lasciato incolto non porterà mai abbastanza frutto». Figuriamoci allora se questo terreno, che già porta frutto, venisse coltivato anche con rinnovato entusiasmo e con costanza: i frutti si moltiplicherebbero e tutti ne potrebbero solo che giovare. Basti pensare alla rappresentanza della Gioventù Francescana di Cagliari, presente a Orgosolo il 17 e 18 maggio.

La Gifra di Cagliari

Cosa vi ha spinto a partecipare all’evento?
Gabriele: «La curiosità e il desiderio di vedere le cose belle che opera il Signore mi hanno portato a interessarmi della figura della Beata Antonia. Siamo partiti da Cagliari per vivere un’esperienza diversa che, personalmente, mi ha sorpreso da punti di vista diversi: sono stato sorpreso dalla bellezza del paese avvolto dalle montagne e dal verde, dalla calorosa ospitalità dei suoi abitanti, dalla figura della Beata che non si limita al momento del martirio, ma che mostra una storia di Grazia e di Amore vissuta insieme al Signore nella quotidianità. Mi ha stupito conoscere una ragazza, una Santa, inaspettatamente tanto vicina e che, come noi giovani, ha percorso lo stesso cammino che oggi proviamo a percorrere per raggiungere la vera Beatitudine».

Andrea: «A spingermi a partecipare all’esperienza è stato il desiderio di conoscere la Beata Antonia Mesina e di poter avere un incontro con lei, e questa possibilità ci è stata regalata dalla generosità della famiglia della Beata e dei giovani di Orgosolo».

Com’è stata questa esperienza “a casa” della Beata Antonia?
Matteo: «L’esperienza è stata per me molto bella e toccante, mi ha dato tanta pace e tanta speranza e mi ha permesso davvero di vedere l’Amore di Dio riflesso nella vita e nei gesti della Beata Antonia Mesina. Mi sento di dire che la purezza del suo cuore illuminerà per sempre Orgosolo e l’intera Sardegna».

Daniele: «Devo dire che è stata un’esperienza molto significativa per il mio cammino di fede. Già dall’arrivo ho percepito fin da subito la presenza di Dio sul luogo. Per me il momento più significativo è stato la processione notturna insieme al vescovo Antonello: lì ho sentito tramite la Beata Antonia Mesina la presenza di Cristo Risorto. Sento che l’opera di Dio è presente ed è ancora all’opera in paese. Sono incredibilmente grato di averne preso parte in quei due giorni, anche solo come semplice pellegrino».

Quali sono le aspettative future?
Gabriele: «Personalmente mi aspetto che venga fatto qualcosa affinché Antonia sia conosciuta anche dalle nuove generazioni soprattutto nel territorio regionale. Mi aspetto grandi cose e belle iniziative nel suo nome. Sarebbe bello vedere i giovani sardi riuniti sotto il suo patrocinio».

Matteo: «Secondo me Antonia Mesina verrà canonizzata: diventerà un punto di riferimento per i giovani».

Daniele: «Per il futuro mi aspetto che Orgosolo diventi un luogo di pellegrinaggio stabile per molti giovani. Spero tanto che Antonia venga presto canonizzata!».

Andrea: «Già il fatto di aver potuto celebrare la Messa nel luogo in cui novant’anni fa fu martirizzata questa giovanissima ragazza, ci ha permesso di sentire più vicina a noi la radicalità della sua fede che, per sua volontà, è stata priva di compromessi. I frutti della sua vita e del suo sacrificio debbono essere riscoperti e riproposti in Sardegna, almeno quanto meriterebbero, ma abbiamo fede che il Signore saprà far fiorire tante nuove “fedi” grazie all’intercessione di questa piccola martire».

Le ragazze di Ac

Tra i partecipanti anche un gruppo spontaneo di ragazze che, riunitesi per l’occasione sotto il nome dell’Azione cattolica, hanno reso omaggio ad Antonia Mesina con un’esibizione folcloristica indossando ognuna l’abito tradizionale del proprio paese. Loreta, di Mamoiada, è una di loro ed esprime così le proprie impressioni in merito all’evento: «Sono rimasta colpita dalla grande partecipazione dei sedicenni di Orgosolo, che hanno preso a cuore questa iniziativa per la Beata Antonia, loro coetanea. Io faccio parte anche del gruppo di ragazze che si sono esibite il 17 sera nell’Anfiteatro comunale per rendere omaggio alla nostra Beata e posso dire che è stata anche un’occasione per fare nuove amicizie e per parlare, anche tra di noi, della grande e coraggiosa testimonianza di Antonia».

I due diaconi

«È stato bello percorrere le strade di Orgosolo, che Antonia era abituata a fare, e come lei camminare nella strada della Vita in compagnia di Gesù eucaristia», sono le parole del diacono don Federico Bandinu che ha accompagnato il Vescovo Antonello nella sera di sabato 17. «È bello – continua – che insieme al vescovo e alcuni sacerdoti l’abbiano fatto giovani di Orgosolo, di alcune comunità della diocesi e di altri luoghi; è stato come se quei ragazzi stessero prendendo sul serio un’eredità di santità che Antonia vuole consegnare: seguire Gesù nelle strade del mondo fino alla fine».

Le parole del giovane diacono ozierese don Giovanni Pudda: «Il Vescovo Corrado è stato molto felice ed entusiasta di essere a Orgosolo per la Beata Antonia. Personalmente posso dire che ho percepito come l’inizio di un tempo nuovo, l’alba di un nuovo giorno».

Alessandro Cubeddu

Sos edales de Antonia Mesina con il Vescovo Corrado Melis e il parroco don Salvatore Goddi nel luogo del martirio (photo by Bastiana Garippa). In basso: lo stendardo

L’omelia del Vescovo Corrado

Quella di Antonia Mesina è una testimonianza di fedeltà che vorrei così sintetizzare: alla propria coscienza e a Dio. Alla propria coscienza e a Dio è questa testimonianza portata fino alle estreme conseguenze e pagata con il martirio. E quindi una testimonianza esemplare. Quando si mette in gioco la coscienza e si mette in gioco Dio, allora davvero la vita dell’uomo rinasce, la vita dell’uomo diventa nuova, diventano le cose nuove che abbiamo sentito dal libro dell’Apocalisse. Io non so se anche voi, ecco, siete un po’ d’accordo che dobbiamo avere più coscienza e più presenza di Dio nella nostra vita, nelle nostre comunità. Vorrei dirlo anche ai giovani che siete qui presenti, un po’ più coscienza e Dio anche nella vostra vita, nella vostra giovinezza. La Beata Antonia, infatti, ha difeso il vero amore ed è morta per difendere l’amore vero. Non è una ripetizione. Esiste il vero amore ed esiste l’amore vero. E sono due realtà che noi dobbiamo sempre di più imparare a capirne e portarne la differenza dentro i nostri pensieri. E mentre ci sentiamo mossi da stupore, ammirazione per una così grande coerenza come quella di Antonia, se siamo un po’ onesti, non ci nascondiamo la fatica che facciamo a capire fino in fondo questo martirio. Il ricordo del 90º del martirio di Antonia fa affiorare alle nostre labbra parole fuori moda come purezza, castità, verginità che facciamo fatica a pronunciare e che ci fanno anche forse arrossire. Ma è questo il paradosso. Si arrossisce, usando ancora una pagina della scrittura di San Paolo in una lettera, che dice tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode può farci arrossire. Noi guardiamo alla Beata Antonia, sicuri che seguendo il suo esempio semplice e serio, non perderemo la nostra umanità, ma la ritroveremo sempre più viva e più forte, degna di essere accolta e vissuta per noi stessi, per gli altri e insieme agli altri. L’esempio della Beata Antonia ci riporta ad alcune verità umane e cristiane fondamentali: la dignità e l’identità della persona, la grandezza del corpo, la bontà della sessualità, la natura della libertà. Sono temi che sono sicuramente molto sensibili per i giovani, però forse li dobbiamo interpretare e capire da altre fonti e con altri linguaggi che non siano quelli della volgarità. Abbiamo bisogno di riscoprire che il corpo non è un oggetto di cui usarne dissennatamente e che anche il corpo è persona e la sessualità ne è la dimensione più profonda, intima che orienta e dirige all’amicizia, all’amore, alla comunione. Abbiamo bisogno di riscoprire che siamo fatti per amare nel rispetto di noi stessi e degli altri, secondo l’ordine scritto prima di tutto nella nostra natura umana, e poi, anche nelle pagine della Bibbia. A questa logica abbiamo bisogno di educarci e lasciarci continuamente rieducare. Non a caso le pagine della scrittura appena ascoltate, in particolare il Vangelo, Gesù oggi ce lo dice in una maniera molto chiara: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. Se cerchiamo – e questo può essere tante volte una richiesta anche di chi è più scettico nella fede –  ma se cerchiamo la firma inconfondibile di Gesù, il suo marchio esclusivo lo troviamo in queste parole. A me colpisce, quando leggo sempre questa pagina del Vangelo, il fatto che Gesù, in tutta la sua vita di predicatore e di maestro, non abbia mai dato ai discepoli altro comandamento che questo. Non ce ne sono altri comandamenti datti da Gesù nel Vangelo: “Amatevi gli uni gli altri”. Lo dice Gesù. “Vi do un comandamento nuovo”. Se un uomo o una donna di fede cerca di definire la propria identità attraverso un segno esteriore che lo distingua dagli altri, il cristiano dice agli altri ciò che lui è amandoli. Amare è il compimento della parabola della vita: se ami non sbagli, se ami non fallisci la vita, se ami la tua vita è stato un successo comunque. Pensate a quello che abbiamo ascoltato della vita di Antonia Mesina, per chi ha fatto il pellegrinaggio fin qui. Quindi la vera gloria è l’amore. In quell’amore che va oltre il limite dell’altro. e oltre anche il proprio apparente fallimento. Si tratta di un amore che i discepoli non dovranno reperire chissà dove, ma che lo dovranno semplicemente o anche difficilmente imparare da Gesù. Ed è da lui che lo dobbiamo imparare questo amore, quello di Gesù:  tutto il Vangelo ce lo insegna perché qualche pagina la ricordiamo, qualche insegnamento di Gesù ci è abbastanza presente. L’amore di Gesù è un amore intelligente che vede prima, più a fondo e più lontano. Ripeto, è un amore intelligente che vede prima, più a fondo e più lontano. Quanto sarebbe importante che anche tutte le nostre forme di amore, dall’amicizia all’amore nella famiglia, all’amore dello sposo, della sposa, all’amore dei genitori, un amore che vede prima più a fondo e più lontano, che tira fuori da ciascuno il meglio di ciò che può diventare. Lo ha fatto Gesù con Pietro, un pescatore un po’ grezzo in tante cose che ha fatto con Gesù. Eppure ne ha fatto la roccia della chiesa. Uno ricco, è marginato dalla sua comunità di Gerico, dalla sua città, diventa proprio per lo sguardo di Gesù che va, che vede prima, che va più in fondo e che vede più lontano, ne fa l’uomo più generoso di Gerico. Maria Maddalena, colei che dice che è stata liberata da sette demoni, parla con gli angeli alla fine, nel momento della risurrezione. Ed è in questa luce che possiamo considerare la vicenda terrena della Beata Antonia: mentre agli occhi umani perdeva la sua vita, la acquistava in pienezza negli spazi dell’amore di Dio. La nostra Antonia, anche dalle cose che ho potuto leggere anch’io, perché ormai ci sono, ecco, dei bei libri, che parlano della sua vita. Nella sua brevissima vita terrena colpisce per una delicatezza di coscienza, abbiamo sentito delle parole, per una finezza interiore, un senso dei valori e dei principi in cui era stata educata; un rispetto per gli altri, per la famiglia, per il lavoro, un modo di essere, insomma, che non ha avuto bisogno di grandi scuole, perché ha avuto la scuola della famiglia, la scuola della parrocchia, la scuola dell’Azione cattolica, la scuola del lavoro, del servizio, della collaborazione, della fatica, del sacrificio e che scuola ma anche la scuola per noi. È da lì che noi dobbiamo imparare e apprendere tutte queste cose. E se le parole insegnano – lo diciamo sempre, le parole insegnano –  sono però gli esempi a spingere in avanti la vita. La figura di questa piccola grande santa, forse considerata inattuale, fuori moda, ma la sua è la tipica inattualità di tutti i santi. È l’inattualità del Vangelo, di Gesù, del cristianesimo. Gesù e il cristianesimo sono sempre fuori moda, non seguono le mode. È inutile che noi andiamo a cercare nelle mode, ecco, quello che non ci possono dare e soprattutto quello che Gesù non ci dà seguendo le mode. Sempre fuori moda, ma semplicemente perché non secondo la logica del mondo, ma secondo la logica di Dio. La cosa singolare, però, è che la logica di Dio è l’unica che è veramente a favore dell’uomo, contrariamente a ciò che il mondo vuol far credere, quasi che Dio sia un nemico della nostra vita. A voi giovani vorrei dire davvero che Gesù è l’amico singolare e speciale della vita: coltivate questa amicizia con Gesù. L’esempio di Antonia ci riporta ad alcune verità umane e cristiane fondamentali che accennavo prima: la dignità, l’identità della persona, la grandezza del corpo, la bontà della sessualità, la natura della libertà. Il ricordo di Antonia non ci spinge al disprezzo del corpo o a qualche tabù circa la sessualità o qualche timore sulla libertà. Abbiamo bisogno di riscoprire che il corpo non è, appunto, un oggetto. Abbiamo bisogno di riscoprire che siamo fatti per amare. Siamo fatti per amare! Che al senso di tale esperienza ci si educa lungo un processo che dura tutta la vita, riguarda i bambini, riguarda i giovani, riguarda noi adulti e abbiamo dinanzi a noi un compito educativo enorme a educarci all’amore vero, che è  anche, anzitutto,  auto-educativo, se non, in tanti casi, auto-correttivo. Davvero, concludendo, queste mie parole che ci aiutino a incoraggiare la nostra vita a diventare migliore. Quando ci incontriamo in questi luoghi di martirio delle persone, non possiamo essere gli stessi, perché vuol dire avere un cuore peggio delle pietre del granito che c’è qui intorno. Si deve solo sgretolare. E allora l’invito che raccogliamo anzitutto per noi dalla parola di Dio e dal ricordo dei 90 anni di questo martirio, sicuri che su questo cammino abbiamo la compagnia e la preghiera della Beata Antonia, che non ci separi mai, ecco, questo ricordo, questa amicizia con questa santa, ma soprattutto dalla comunione dei santi, la sua preghiera.

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--