9 Settembre 2025
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È morto lunedì 8 settembre a Nuoro Graziano Salerno, aveva settant’anni. Artista e poeta, ha vissuto in città gli ultimi anni della sua vita.
Nel dicembre scorso gli era stata dedicata a Cagliari una mostra curata da Cristiana Collu dal titolo “Senza poesia in nessun caso” (approfondisci: https://ortobene.net/inaugurata-a-cagliari-la-mostra-dedicata-a-graziano-salerno/).
Per rendergli omaggio riportiamo di seguito un racconto che aveva donato al nostro settimanale. Un testo a cui teneva molto, tante volte è tornato in redazione per averne copie da distribuire agli amici.
Un ragazzo si era perso nella campagna vasta e lirica della stagione estiva. Gli alberi, spesso isolati e solitari, erano cresciuti accanto a delle rocce, anch’esse solitarie, ma dalle forme sinuose illuminate dalla calda luce solare. Qua e là piccoli uccelli espandevano il loro canto seguendo la stessa poetica della luce dorata che permeava il fieno circostante. Il ragazzo si fermò per un momento sotto un albero di piccole pere rossicce e gialle, l’ombra era leggera, come la brezza che sotto vi aleggiava. Di fronte a sé vedeva un monte reso scuro dalla foresta dei lecci, e sopra il monte, nel cielo, una bianca nuvola si trasformava di continuo, prendendo le forme ora del padre, ora della madre e ogni tanto si slanciava per fare apparire un angelo. Sentì il ronzio di un’ape e da quel breve incanto distolse lo sguardo per cercare la simpatia di quella musica così familiare e forse anche per trovare conforto e compagnia. In quella luce non riusciva a vederla, voltava gli occhi ora di qua e ora di là, in giù e in sù, ma le foglie che tintinnavano, mosse dall’aria divenuta repentinamente più vivace persino nelle ombre proiettate sul fieno, non permettevano ai suoi occhi d’individuarne la posizione. Riprese a guardare il cielo blu, muto e terso. La nuvola era sparita e sentì la gravità del suo pensiero o dei suoi pensieri, tutto venne riassorbito dal silenzio e dalla luce d’oro. Non vi era più niente cui pensare, solo al riposo e con armonia si distese sul fieno caldo ed ospitale poggiando il capo sul gomito ripiegato. Si addormentò, né una fatica e nemmeno un dolore lo colsero in quel primo tempo. Nel secondo invece – nel sogno – si alzò ed aprì gli occhi, guardò vicino a sé, ed isolati in uno spazio vago vide quattro uomini. Avvicinandoli si accorse che portavano delle divise da carabinieri. Come la sua indole gli consigliava, non ebbe paura, anzi si avvicinò toccando col palmo della mano il luogo del cuore d’uno di loro che era voltato di spalle. Erano venuti a prenderlo? Aveva forse inconsciamente fatto qualche cosa di male? Avvicinandosi li vide tutti e quattro. Restò sorpreso perché avevano in mano degli strumenti musicali: una tromba, un clarino, un sax ed un trombone a stantuffo. Si salutarono e il sogno svanì, creando al risveglio ciò che nell’arte viene definito lo spaesamento. Intanto l’ape s’era posata sul dorso della sua mano e gli parlò: «Torna a casa, vai dai tuoi nonni e parla con loro. Ti guiderò». Scesero in un sentiero che pareva il percorso d’un antico ruscello, dall’alto si intravedeva la marina lussureggiante delle onde e della schiuma dello scirocco che avanzava prepotente e caldo, alcuni gabbiani passarono fuggendo verso le montagne. Il paese era piccolo, i nonni attendevano e le loro mani si accordavano con gli oggetti che toccavano. «Vieni dentro, in cucina c’è fresco, sei tornato, bevi e mangia qualcosa, ci fai compagnia».
Graziano Salerno

