Chi stiamo attendendo?
Commento al Vangelo di domenica 30 novembre 2025 - I Domenica di Avvento - Anno A
di Antonio Nicola Rubanu e Giovanni Sanna
Francis Danby, Il Diluvio (1840), Tate Britain, Londra
4' di lettura
28 Novembre 2025

La pagina evangelica di questa I Domenica d’Avvento, inizio del nuovo Anno liturgico, ci pone davanti ad un Gesù che, avvolto da una sorprendente severità, ci prepara alla seconda venuta (avvento appunto) del Signore. Egli lo fa alludendo ai giorni di Noè e riferendosi all’episodio del diluvio universale, giorni nei quali gli uomini e le donne continuavano nel loro atteggiamento errato ed immorale, senza pensare alla loro conversione, non accorgendosi di nulla, vivendo nella più totale indifferenza, che a tratti rispecchia quella dei tempi odierni. Apparentemente non accade nulla di straordinario, non ci sono segni visibili, ma vi è un’esortazione da parte di Gesù. Infatti il Maestro qui non rimprovera solo l’atteggiamento di coloro che si dedicano ad ogni tipo di piacere, ma anche l’attaccamento del cuore che queste azioni implicano, distogliendo l’uomo di ogni tempo da ciò che conta veramente.

La Parola che la Chiesa ci consegna in questa I Domenica in preparazione alla Solennità del Natale, ci richiama all’attesa per una venuta: celebriamo Cristo, che ancora una volta viene a visitarci trovando una dimora nelle nostre vite. L’attesa, come sappiamo, non è legata a qualcosa del passato, e allo stesso tempo si allontana anche dall’attaccamento al presente: l’attesa si apre verso il futuro. Si attende qualcosa o qualcuno che si desidera, qualcosa o qualcuno che manca. È sempre l’attesa che ci obbliga a cambiare atteggiamenti, stili e persino stati d’animo; insomma, se vogliamo, ci spinge verso un cambiamento di noi stessi! E per fare in modo che quest’attesa compia tale lavoro in noi, è Gesù stesso che ci indica come farlo: vegliando e stando pronti ad accoglierlo. Allora è bene chiedersi: cosa sto attendendo? Chi sto attendendo? Se rispondiamo a queste domande, possiamo già capire quali siano i nostri bisogni fondamentali, cosa sia l’essenziale per noi, ma soprattutto che posto occupa Gesù in questi bisogni. Egli ci propone due esempi che possono condurci verso la preparazione per questa venuta: per primo parla di uomini e donne che verranno portati via dal loro lavoro, o lasciati, a seconda della loro prontezza; quindi passa ad un padrone di casa che conosce il momento in cui il ladro farà irruzione. In entrambi i casi si può scorgere l’immediatezza della vita che finisce, della venuta dirompente del Signore, che rompe i nostri schemi e stravolge le nostre sicurezze, al di là della nostra condizione (che sia riposo o che sia fatica, che sia una vita agiata o meno agiata). Possiamo dire dunque che con ciò Gesù voglia sottolineare la decisività della fede; davanti alla sua venuta siamo chiamati a decidere, scegliere, rinunciare. A tal proposito è bene chiedersi in modo personale quanto si riesca ad accoglierlo nella frenesia dei nostri giorni. Riusciamo a dedicargli lo spazio del cuore, in cui Egli viene a trovarci, prima della sua seconda venuta?

Proprio per questo siamo chiamati ad una conversione, ad andare incontro verso Colui che viene, aspettandolo, desiderandolo, riconoscendo quanto può essere necessario per la nostra vita. Gustiamo questo tempo come un ulteriore dono di Dio per cercarlo, mettendoci in cammino verso quest’incontro: è Lui che ci attrae col Suo amore, ed è sempre Lui che ci vuole con sé. «Dal momento che la data del secondo avvento, così come la data della nostra morte, ci sono sconosciute, ogni generazione deve vivere nella costante aspettativa del ritorno di Cristo» (Anonimo).

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