«Di questo siete testimoni»
Commento al Vangelo di domenica 1 giugno 2025 - Ascensione del Signore - Anno C
di Federico Bandinu
Anton Raphael Mengs, L’Ascensione del Signore (1755-1766 ca), Museo del Prado, Madrid
4' di lettura
31 Maggio 2025

Il Vangelo secondo San Luca presenta nel suo epilogo, che viene proclamato questa domenica, le ultime parole di Gesù prima di salire al cielo. Sebbene lo stesso evangelista, in un altro passo, affermi che l’ascensione avvenne dopo quaranta giorni (Cfr At 1,3) nel Vangelo ciò avviene nello stesso giorno di Pasqua. Siamo nel tempo pasquale, è ancora possibile fare esperienza del Risorto. Gli apostoli, ingabbiati nel cenacolo, barricati dietro la paura di fare la stessa fine del Maestro, si nascondono e non sono in grado di annunciare il perdono dei peccati e la conversione di cui sono testimoni. Essi sono intimoriti e increduli, non è facile credere! Gesù ne è consapevole e promette un dono dall’alto: lo Spirito Santo. Prima di averlo ricevuto i discepoli non potranno uscire da Gerusalemme, saranno ancora bloccati – come spesso anche noi – dall’incredulità e dalla paura che ne rallenta il passo. Ma il dono di Dio rivestirà i cristiani di una veste nuova. Come nel Battesimo abbiamo ricevuto una veste bianca, segno della nuova dignità di Figli di Dio e nell’eucaristia ci nutriamo ed entriamo nella comunione del Suo Corpo, in tutta la vita e la preghiera della Chiesa il cristiano, in Cristo, vive e rinnova la propria adesione di vita al Vangelo. Lo Spirto Santo continuerà a rendere presente il Risorto per l’uomo, in modo particolare, nella Chiesa, attraverso la Parola e i sacramenti. 

La scena improvvisamente si sposta fuori, verso Betania, il luogo, oltre il monte degli ulivi, in cui Gesù aveva delle amicizie care (Marta, Maria e Lazzaro). In questo luogo, che parla di relazioni Vere, il Risorto compie un’azione: «Alza le mani benedicendo». Troppo spesso ci fermiamo a relazioni utilitaristiche e piatte, in questo gesto il piano orizzontale e spezzato dalla tensione verticale. In Cristo «il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo» (Mt 27,51), l’immanenza e la trascendenza si incontrano. Tutto ciò avviene per noi, per i suoi discepoli che benedice. Nell’azione benedicente di Gesù si compie il miracolo dell’ascensione. «Nella sua ascensione […] la nostra natura umana, unita alla divinità del Figlio, era nel trono della sua Gloria» (Leone Magno). Attraverso questa Grazia «Il Verbo ha fatto questa nuova strada per noi […] ci porterà con sé”» (Cirillo di Alessandria). 

Il discepolo credente, a cui Gesù si è mostrato Risorto e con cui si intrattiene, adesso può tornare a Gerusalemme rinnovato. Il cristiano esce ed entra dall’intimità profonda con il Signore, nella preghiera, per vivere, dove abita, la novità di una vita che ha incontrato il Maestro vivo e che sa che non mancherà alla promessa che per mezzo dello Spirito Santo «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Chi è discepolo, nella fede, si trasforma in pellegrino di Speranza che conosce la meta e sa di non essere solo: «Di questo voi siete testimoni». Stando con Lui, attraverso il dono dello Spirito che lo rende presente anche oggi, potremo avere la forza propria dei primi discepoli missionari che dal timore del cenacolo hanno raggiunto, con gioia, ogni angolo della terra. Dalle coste della Spagna del tempo alle popolazioni indigene del sud-est asiatico, dai sovrani medievali europei ai poveri del terzo mondo; tutto ha avuto origine da undici uomini che, incontrato il Risorto, hanno dato credito ad una Promessa. Anche noi possiamo essere tali e, come i discepoli, con grande Gioia, lodare e ringraziare Dio essendo testimoni di una Speranza che ci ha cambiato la vita.


  • Ascolta il podcast

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--