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Francesco Mariani

«Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore». Il Vangelo di questa domenica non solo ci offre un bellissimo episodio con al centro la figura di San Giuseppe, ma ci dona anche un importante chiave di lettura: Tutto è avvenuto perché il Signore l’ha promesso! Noi stessi tutt’ora viviamo l’attesa che si compia la promessa definitiva dei cieli nuovi e della terra nuova nel ritorno di Cristo. La generazione di Cristo è stata il frutto della promessa di Dio, così come lo è anche il suo ritorno, allora forse dovremmo iniziare a leggere il presente come il tempo in cui il Signore sta, secondo i suoi tempi, realizzando la sua promessa. Ma come possiamo capire di essere parte di questa storia? Il Vangelo intende raccontare come e in quali circostanze è avvenuta la nascita di Gesù e allora diventa per noi un chiaro monito per apprendere oggi come vivere l’attesa. In particolare il protagonista di questo brano è Giuseppe, lo sposo di Maria, discendente del Re Davide a cui il Signore aveva promesso che dalla sua discendenza sarebbe sorto il Messia. La realizzazione di questa promessa avviene per la fedeltà incrollabile di Dio e grazie a un solo altro aspetto: la disponibilità di uomini giusti. Il termine che viene utilizzato per descrivere San Giuseppe esprime appunto il senso della giustizia, ma non come la intendiamo noi. Nella cultura ebraica, infatti, il termine giustizia è indicato dalla parola “sedaqa” che prende il suo significato non da un codice di legge, ma dall’ambito relazionale. Con il termine “sedaqa” si intende il corretto modo di relazionarsi e quindi anche la lealtà davanti agli obblighi nei confronti di una persona. Nei confronti di Dio pertanto si tratta di essere fedeli alla sua volontà e nei confronti dei fratelli significa invece esercitare equità, carità e misericordia.
Possiamo dire allora che San Giuseppe è un uomo giusto perché si pone nel modo corretto e con lealtà di fronte a Dio e agli uomini. Il senso della giustizia lo possiamo quindi evincere chiaramente in due punti del brano. Il primo è chiaramente, come dice il brano, la scelta di Giuseppe di ripudiare Maria in segreto, evitando così di farla incombere sotto la pena della legge ebraica. È evidente in questo caso come la vera giustizia non risieda nel corrispondere fermamente alla legge, ma nel farlo con compassione davanti alla promessa sposa che è rimasta incinta. Il secondo punto invece è dato dal modo di rapportarsi di Giuseppe con Dio e lo si denota dall’immediatezza di dialogo tra i due, dalla disponibilità ad accogliere e ad agire secondo la Sua volontà, come tra due amici. Infatti il salmo 127 dice «il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno». Giuseppe è giusto in quanto amico di Dio e per questo accoglie e ama Maria e insieme a lei accoglie e ama il bambino che porta in grembo. Tutto questo è avvenuto perché il Signore promette, perché è fedele e perché ha amici giusti e fedeli. Allora si potranno compiere nella nostra vita le sue promesse, se troverà i nostri cuori nella giustizia quindi nell’amicizia con Lui. Possiamo pertanto fare il nostro discernimento ponendoci queste domande: Come vivo il mio rapporto con Dio? Come mi pongo davanti alla sua volontà? Qual è il mio atteggiamento di fronte ai miei fratelli?
Meditare sulla giustizia non solo ci rende cristiani vigilanti, ma ci permette di essere collaboratori attivi delle promesse di Dio e non ci può essere gioia più grande di questa, essere parte Suo disegno.