Dati societari
L’Ortobene
Piazza Vittorio Emanuele 8
08100 Nuoro
–
Autorizzazione del Tribunale
di Nuoro n. 35/2017 V.G.
CRON. 107/2017 del 27/01/2017
C.F. 93003930919
–
Direttore Responsabile:
Francesco Mariani
Il brano evangelico di questa Domenica prolunga il cosiddetto “discorso della montagna”, inserito nel capitolo 5 di Matteo. Come primo impatto, ci viene mostrato da Gesù un Dio quasi severo, che prenda gusto nell’imporre norme e precetti; ma se andiamo più a fondo, scopriamo che nella legge stessa, vi è un fine ed un compimento diverso. Gesù dice di «dare pieno compimento» alla legge, ossia svela il suo senso più intimo e profondo, che presuppone e difende la libertà dell’uomo. Ha affermato Benedetto XVI: «La novità di Gesù consiste, essenzialmente, nel fatto che Lui stesso “riempie” i comandamenti con l’amore di Dio, con la forza dello Spirito Santo che abita in Lui. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all’azione dello Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere l’amore divino. Perciò ogni precetto diventa vero come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono in un unico comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso».
Gesù accenna oggi ad una giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei, quei credenti che riducono la vita religiosa a leggi da seguire, fino all’adattamento e alla comodità personale. Saggiamente, osserva Ilario di Poitiers: «Egli introduce in modo stupendo il superamento dell’opera della Legge, non per abolirla, ma per superarla con un miglioramento progressivo: dichiara infatti che l’entrata in cielo sarà offerta agli apostoli, solo se essi supereranno la giustizia dei farisei. Dopo aver esposto dunque le prescrizioni della Legge, egli le supera perfezionandole, non abolendole».
Gesù porta quasi uno stravolgimento della Legge, pone come priorità l’andare verso quel “di più” di essa, che è la persona stessa, con i suoi sentimenti e desideri: in poche parole, la persona con la sua vita. Il Figlio di Dio inoltre non si ferma ad una proibizione, o ad un peccato che si può commettere, ma va alla radice: ne è un esempio il quinto comandamento che egli descrive, evidenziando il fatto che parta da un’inimicizia radicata, o da una parola cattiva detta all’altro.
Ma ancora più incisivo si mostra l’invito che rivolge Gesù sulla riconciliazione fraterna e sull’offerta da presentare, da tenere a mente in modo personale anche in ogni Eucarestia che celebriamo e viviamo. Commentando questo passo, scrisse Cromazio di Aquileia: «Troviamo detto nella Scrittura che proprio per tale motivo furono rifiutati da Dio i doni che Caino intendeva presentare, perché non rispettava i diritti sacrosanti della carità e covava nel suo animo astio contro il fratello. Per cui a ragione ci sono molti passi dell’Evangelo nei quali il Signore raccomanda con insistenza la predilezione fraterna, che va rispettata prima di ogni altra cosa». Gesù ci suggerisce di non aspettare che l’altro venga a riconciliarsi con noi, ma ad essere noi per primi promotori di pace, avendo il possesso di quell’iniziativa evangelica che porta all’unità. Infatti, agendo in questo modo possiamo evitare gli atteggiamenti «di scandalo», per divenire così testimoni di una vita diversa, ma possibile, e soprattutto piena. Tali parole di Gesù non vogliono incutere paura, bensì responsabilità personale: è Lui che vuole proporci, ancora una volta, nel rispetto della nostra libertà, che il bene porta altro bene, ed è quella la via conveniente per una vita vera.