La pazienza di Dio
Commento al Vangelo di domenica 19 luglio 2026 - XVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
James Tissot, Il nemico che semina (1894 ca), Brooklyn Museum
4' di lettura
18 Luglio 2026

Le parabole del grano e della zizzania, del granello di senape e del lievito ci introducono nel mistero del Regno di Dio, che cresce nella storia secondo una logica diversa da quella degli uomini. Gesù invita i discepoli a guardare la realtà con gli occhi della fede, imparando a riconoscere l’opera paziente di Dio anche là dove tutto sembra contraddirla.

Nella parabola del grano e della zizzania il protagonista è ancora il seminatore, che ha sparso soltanto buon seme. Il male non viene da Dio: è il frutto dell’azione del nemico, che cerca di corrompere ciò che il Signore ha creato buono. Tuttavia, la domanda decisiva non riguarda l’origine della zizzania, ma il modo in cui Dio sceglie di affrontarla. Alla fretta dei servi, desiderosi di eliminare subito il male, il padrone risponde con una pazienza che sorprende: «Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura».

Questa non è indifferenza verso il male, né rinuncia alla giustizia. È la pazienza di Dio, che conosce la fragilità del cuore umano e non vuole che, nel tentativo di estirpare la zizzania, venga sradicato anche il buon grano. Solo Dio vede pienamente il cuore dell’uomo e solo Lui può pronunciare il giudizio definitivo. Il tempo presente, allora, non è quello della condanna, ma della misericordia e della conversione. Finché dura la storia, nessuna situazione è definitivamente chiusa alla possibilità della grazia.

Anche la Chiesa vive questa condizione. Essa non è la comunità dei perfetti, ma il campo nel quale convivono santità e debolezza, fedeltà e incoerenza. Il Vangelo non ci autorizza a scandalizzarci di questa realtà, né a sostituirci al giudizio di Dio. Piuttosto, ci invita a riconoscere che ciascuno porta dentro di sé il combattimento tra il grano e la zizzania. La conversione consiste nel lasciare che lo Spirito faccia crescere il bene, purificando lentamente ciò che ancora resiste all’azione della grazia.

Le due brevi parabole che seguono completano questo insegnamento. Il granello di senape è il più piccolo dei semi, eppure diventa un grande arbusto; il lievito è una presenza quasi invisibile, ma trasforma tutta la pasta. Così opera il Regno di Dio. Esso non avanza attraverso la forza, il prestigio o il successo, ma mediante una presenza umile, spesso nascosta, capace però di trasformare dall’interno la storia e il cuore dell’uomo. È la logica dell’Incarnazione: Dio sceglie ciò che è piccolo per manifestare la grandezza del suo amore.

Queste parabole sono anche un invito alla speranza. Di fronte al male, alle contraddizioni del mondo e persino alle nostre infedeltà, possiamo essere tentati di pensare che il Regno non stia crescendo. Gesù ci chiede invece di fidarci della fecondità silenziosa dell’opera di Dio. Ciò che oggi appare fragile e insignificante può diventare, per la potenza della grazia, principio di una vita nuova.

Sant’Agostino, commentando questa parabola, invita a riconoscere anzitutto la pazienza di Dio verso ciascuno di noi: «Molti dapprima sono zizzania e poi diventano grano; se, quando sono cattivi, non fossero sopportati con pazienza, non giungerebbero a quella lodevole trasformazione». In questa semplice osservazione è racchiusa tutta la speranza del Vangelo. Nessuno può essere giudicato definitivamente finché dura il tempo della misericordia, perché la grazia di Dio continua a operare nel cuore dell’uomo. Per questo il cristiano è chiamato a guardare gli altri con lo stesso sguardo paziente del Padre, senza anticipare un giudizio che appartiene solo a Lui, ma continuando a seminare il bene nella certezza che il Signore porterà a compimento la sua opera.


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