Siamo opera delle tue mani
Commento al Vangelo di domenica 15 marzo 2026 - IV Domenica di Quaresima - Anno A
di Alessandro Mesina
Guarigione del cieco nato, dall’Evangeliario di Rossano (VI secolo), Cattedrale di Rossano, Calabria, Tesoro Arcivescovile
4' di lettura
14 Marzo 2026

Il Vangelo di questa domenica ci presenta la guarigione di un uomo cieco dalla nascita. Notiamo in che modo Gesù lo guarisce: «Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e disse: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”, che significa “Inviato”» (v. 6-7). Tutto questo subito dopo aver detto «Io sono la luce del mondo» (v. 5). I Padri della Chiesa intravvidero in questo brano un contesto liturgico, e anche noi possiamo vederlo. Nella celebrazione dei sacramenti, Gesù non materializza gli strumenti della nostra salvezza, ma prende ciò che il mondo stesso ha da offrire (il pane, il vino, l’acqua, l’olio, solo per citare alcuni esempi); questo è simboleggiato dalla terra che, presa assieme alla saliva, cambia consistenza e utilità. Come il cieco riacquista la vista grazie al fango impastato da Gesù, così anche noi, toccati da Cristo nei segni materiali dei sacramenti, non soltanto riacquistiamo la vista per le cose di Dio, ma noi stessi diventiamo sempre più riflesso della visione di Dio. Il cieco guarito fa parlare di Gesù con la sua esperienza di guarigione, e come Gesù anche lui diventa bersaglio dei farisei e degli increduli, ma anche segno della presenza di Dio.

Anche noi, partecipando alla celebrazione dei sacramenti, diventiamo sempre più simili a Cristo, e nelle mani di Dio possiamo dire come il profeta Isaia: «Noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani» (Is 64,7).

Tante volte siamo incapaci di scorgere la bellezza di Dio nel mondo, il suo agire nella storia e nella nostra vita. Rischiamo di vivere come il cieco nato, che non aveva mai conosciuto la luce e si accontentava di mendicare per sopravvivere, solo perché “il mondo va così”. Con queste premesse moriamo prima ancora di concludere la nostra esperienza terrena, e ci illudiamo che il nostro stanco trascinarci lungo il calendario sia la vita, ma in realtà non abbiamo mai vissuto davvero. 

La vita vera dell’uomo, lo sperimentare un’autentica umanità, passa da Cristo e dall’incontro con lui: nella preghiera, nella celebrazione dei sacramenti e nella vita quotidiana trasfigurata dalla presenza di Dio. Ancora una volta, come con la samaritana della scorsa domenica, il Signore ci invita a incontrarlo davvero, ad avvicinarci alla sua presenza che guarisce e illumina. È lo stesso invito che san Paolo rivolge ai cristiani di Efeso nella seconda lettura di questa domenica, quando dice: «Comportatevi […] come figli della luce» (Ef 5,8). Non a caso il sacramento del battesimo, che apre le porte alla vita in Cristo, era chiamato nei primi secoli della Chiesa “illuminazione”.

In questa settimana, intensifichiamo la preghiera e le opere di carità fraterna, e avviciniamoci ai sacramenti, particolarmente all’Eucarestia e alla Riconciliazione. Lasciamo che Cristo ci tocchi e illumini, e come il cieco del vangelo entriamo nella piscina del nostro Battesimo: vi è entrato prima di noi Cristo stesso, in cui Sant’Agostino riconosce l’Inviato di Dio citato nel Vangelo. Se vogliamo davvero vivere la Pasqua, ripercorriamo la Pasqua di Cristo nella nostra vita, immergiamoci nella sua Vita che dà senso alla nostra.

L’augurio che possiamo rivolgerci in questa settimana ci viene, ancora una volta, dalla lettera di San Paolo agli Efesini: che Dio «illumini gli occhi del nostro cuore, per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati» (cfr Ef 1,18).


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