Passare attraverso Cristo
Commento al Vangelo di domenica 26 aprile 2026 - IV Domenica di Pasqua - Anno A
di Alessandro Mesina
Lorenzo Pietrogrande, «Io sono la porta delle pecore» (2011), Galleria Blanchaert, Milano
3' di lettura
25 Aprile 2026

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù usa la metafora del recinto delle pecore per parlare della Chiesa e del mondo. L’evangelista Giovanni, nel riportare questo insegnamento, è consapevole che, già ai tempi delle prime comunità cristiane, sono presenti quelli che Gesù stesso definisce «falsi profeti»(cfr Mt 7,15; Mt 24,11.24; Mc 13,22; Lc 6,26), che si propongono come portatori di salvezza senza esserlo realmente. Di questi Gesù dice: «Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante»(Gv 10,1). Di sé, invece, Gesù afferma non soltanto di essere il vero pastore delle pecore (cfr Gv 10,14), ma anzi di essere lui stesso «la porta delle pecore»(Gv 10,7); solo attraversando questa porta è possibile ricevere in dono la salvezza che l’uomo tanto cerca e desidera.

Oggi come allora, il nostro mondo è pieno di falsi profeti, che si arrogano il diritto di possedere la salvezza e di stabilire chi ne ha diritto; così facendo, pongono sé stessi come unico criterio morale ed etico. È così che per l’uomo si chiudono tante porte, e si sbarrano le frontiere geografiche ed esistenziali che Dio stesso aveva aperto. La Scrittura, fin dalle prime pagine della Genesi, ci ricorda che l’uomo non è fatto per chiudersi in sé stesso e nei suoi schemi, ma per aprirsi al mondo: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse»(Gen 2,15). 

A queste parole della Genesi fanno eco quelle che il Papa ha pronunciato a Bamenda, in Camerun, in uno dei suoi interventi: «Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! […] Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura». 

Per contrastare l’azione di pochi ladri e briganti, Dio ci dona la comunità dei credenti, la Chiesa, perché possa essere il segno tangibile che vivere in pace, abitare la terra nel rispetto e nell’amore reciproco, non solo è possibile, ma è la vocazione originaria dell’uomo. Tutto questo è possibile solo se attingeremo forza dalla Pasqua: è dalla risurrezione di Cristo, infatti, che nasce la nostra pace. Solo egli, infatti, è «il buon pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio», come disse Papa Leone affacciandosi per la prima volta su piazza San Pietro.

In mezzo agli sconvolgimenti che attraversano la nostra storia, come parte del gregge di Dio, siamo chiamati a passare attraverso Cristo, perché attraverso di lui tutte le nostre azioni possano essere cariche della pace che viene da Dio, soprannaturale ma proprio per questo anche autenticamente umana.


  • Ascolta il Podcast

Condividi
Titolo del podcast in esecuzione
-:--
-:--