Un dono da accogliere
Commento al Vangelo di domenica 11 ottobre 2026 - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
di Alessandro Sale
Bernardo Strozzi, Parabola del banchetto di nozze (1636), Accademia Ligustica di belle arti, Genova
4' di lettura
15 Ottobre 2026

Il brano presenta la parabola del banchetto nuziale e conclude la serie di parabole con cui, nel contesto del conflitto con i capi religiosi, Gesù interpreta il rifiuto del Regno di Dio. L’immagine del banchetto richiama una lunga tradizione biblica nella quale la salvezza viene rappresentata come una festa preparata da Dio. Il Regno non è quindi anzitutto una realtà da conquistare, ma un dono al quale l’uomo viene invitato a partecipare.

Il re prepara il banchetto per le nozze del figlio e manda i suoi servi a chiamare gli invitati. L’invito viene però rifiutato: alcuni «non vollero venire», altri si mostrano indifferenti e tornano alle proprie attività, mentre altri arrivano fino alla violenza contro i messaggeri. Il rifiuto assume così forme diverse: può essere opposizione aperta, ma anche semplice indifferenza. La parabola suggerisce che l’uomo può rifiutare il Regno non solo combattendolo, ma anche lasciandolo ai margini della propria vita.

Il riferimento alle nozze del figlio pone in evidenza il legame con Cristo. Il banchetto è organizzato dal re proprio «per le nozze di suo figlio»: l’invito al Regno è quindi legato alla relazione con il Figlio. Il rifiuto degli invitati anticipa, nella prospettiva di Matteo, il rifiuto di Gesù da parte delle autorità del suo popolo e la conseguente apertura della chiamata oltre i confini originari di Israele.

La seconda parte dell’invito segna infatti un cambiamento radicale. Poiché i primi invitati hanno rifiutato, il re ordina ai servi di andare «ai crocicchi delle strade» e chiamare tutti quelli che incontrano, «cattivi e buoni». Il banchetto si riempie così di persone che non appartenevano necessariamente alla cerchia degli invitati iniziali. L’immagine sottolinea la gratuità e l’universalità della chiamata: nessuno entra perché possiede in partenza un titolo sufficiente, ma perché viene raggiunto dall’invito.

Proprio per questo sorprende la scena finale dell’uomo privo dell’abito nuziale. Dopo aver sottolineato la gratuità dell’invito, il testo mostra che l’ingresso al banchetto non elimina la necessità di una risposta. L’abito nuziale può essere compreso come immagine della trasformazione richiesta a chi accoglie il Regno. Non basta essere invitati: l’accoglienza del dono deve tradursi in una vita coerente con il dono ricevuto.

Il silenzio dell’uomo interrogato dal re è significativo. Egli non viene espulso perché appartiene alla categoria sbagliata o perché non era stato inizialmente invitato, ma perché, una volta entrato, non mostra di aver assunto la logica del banchetto. La parabola tiene così insieme due dimensioni che potrebbero sembrare opposte: la gratuità assoluta dell’invito e la responsabilità concreta di chi lo accoglie.

La conclusione — «Molti sono chiamati, ma pochi eletti» — non va intesa come una semplice divisione quantitativa tra pochi salvati e molti esclusi. Nel contesto della parabola, essa richiama piuttosto la differenza tra la chiamata, che viene rivolta largamente, e la risposta autentica, che richiede una decisione. La salvezza è offerta, ma non può essere ridotta a una semplice appartenenza esteriore.

Il Vangelo presenta quindi il Regno come un banchetto preparato da Dio e aperto gratuitamente a tutti, ma anche come una realtà che chiede una risposta. Il rifiuto dei primi invitati mostra che nessun privilegio garantisce automaticamente l’accoglienza del dono; l’arrivo di «cattivi e buoni» manifesta invece l’universalità della chiamata. L’abito nuziale ricorda infine che la grazia non rende irrilevante la vita del credente: chi entra nel banchetto è chiamato a lasciarsi trasformare dalla relazione con il Figlio. Il Regno è dono, ma il dono, per essere realmente accolto, deve diventare forma concreta dell’esistenza.


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