La difesa dell’ambiente: una denuncia e un monito
La salubrità dell’aria è il titolo di un componimento poetico in forma di ode, scritto dall’intellettuale illuminista Giuseppe Parini nel 1759 e pubblicato nel 1791
di IV C Liceo Classico Nuoro
Giuseppe Parini
4' di lettura
20 Marzo 2026

La salubrità dell’aria è il titolo di un famoso componimento poetico in forma di ode, scritto dall’intellettuale illuminista Giuseppe Parini nel 1759 e successivamente pubblicato nel 1791. Il poeta si sofferma sulla tematica dell’“aria”, descrivendo l’inquinamento ambientale della Milano del suo tempo, determinato da coltivazioni nocive per la salute e dalla presenza di rifiuti ammorbanti. Si tratta di un problema di pubblica utilità, affrontato con uno stile classicista, che veicola un forte messaggio di chiara valenza morale e civile. Nell’ode Parini riflette sull’importanza dell’aria come bene essenziale per la salute fisica e morale dell’uomo, contrapponendo gli ambienti malsani delle città corrotte alla purezza dell’aria dei luoghi naturali. Questa tematica, trattata da un autore così lontano, è ancora una volta sorprendentemente vicina al nostro tempo e profondamente attuale: oggi come allora l’uomo compromette la qualità dell’aria per interesse economico e comodità, pagando il prezzo dell’inquinamento e delle gravi malattie che ne derivano. Particolarmente emblematico il verso «e il lucro ebbe a vile la salute civile»: il poeta non accusa solo un danno materiale, mette in discussione una scala di valori corrotta. Il termine lucro non indica semplicemente il guadagno, ma una mentalità che misura tutto soltanto in base all’utile immediato, dimenticando il bene comune. Eppure la salute civile non riguarda il singolo individuo, ma l’intera comunità, e il suo disprezzo segna pertanto una frattura morale prima ancora che sociale. Parini suggerisce che quando l’interesse economico domina, la città stessa si ammala, diventando lo specchio di una società ingiusta, risultato diretto dell’incuria umana e della cattiva organizzazione urbana. In questo senso, l’aria inquinata è il risultato visibile di un disordine più profondo, che nasce dalle scelte irresponsabili degli uomini. L’opera invita quindi ad una riflessione etica: il vero progresso non può fondarsi sul sacrificio della salute collettiva, perché senza il rispetto dell’uomo non esiste civiltà.                                  

L’aria stagnante diventa il simbolo del fatto che si pensa solo all’apparenza e non alla salute e al benessere collettivo. Lo stesso concetto di aria evoca l’idea di libertà, lo spazio vitale che una società deve garantire ai suoi membri: una società oppressiva toglie il respiro, una società democratica permette di respirare liberamente. Espressioni come area di cambiamento o clima sociale, raccontano un’atmosfera culturale e politica. L’aria è sempre stata associata allo spirito, al pensiero e alla comunicazione; in una società che rappresenta la circolazione delle idee, il dibattito pubblico coincide con quello spazio immateriale dove nascono le idee e le opinioni. “L’aria pulita” è ormai un privilegio, un lusso rispetto al tema sui diritti, sulla giustizia e sulla trasparenza di un mondo in cui l’espressione del pensiero è ancora possibile. Appare chiaro come Parini condanna l’egoismo di chi pensa solo al proprio vantaggio e il suo messaggio si può applicare alle moderne metropoli soffocate dallo smog, troppo spesso dal degrado urbano. L’aria diventa così simbolo di un equilibrio fragile tra progresso e natura. Rispettarla significa non solo tutelare la salute, ma anche assumersi una responsabilità etica verso la collettività e le generazioni future. Parini ci invita implicitamente a prenderci cura dell’ambiente e quindi anche della salute dell’uomo: il suo è un richiamo ad una maggiore responsabilità, vero e proprio monito civile che ci porta a ripensare al nostro sviluppo per dare priorità al benessere delle comunità. In questo modo Parini anticipa una sensibilità moderna, mostrando come il progresso, se non regolato, possa trasformarsi in una minaccia per l’uomo. 


A cura degli alunni della classe IV C del Liceo Classico “G. Asproni” di Nuoro: Giulia Baltolu, Margherita Baragliu, Claudia Beccu, Sofia Cucca, Giada Deiana, Mariantonia Podda,  

Coordinamento didattico Venturella Frogheri

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