Parole in movimento: a proposito di teatro
Ancora una volta l’indagine etimologica si rivela preziosa e ci conduce verso un mondo, quello classico, così lontano e così straordinariamente vicino a noi
di III A Liceo Classico Nuoro
6' di lettura
1 Maggio 2026

Con le considerazioni di seguito esposte vogliamo offrire all’ attenzione dei lettori un ulteriore, breve repertorio lessicale, questa volta tratto dal lessico del teatro. Anche in questo caso si tratta di termini che siamo abituati ad utilizzare molto frequentemente nel nostro linguaggio quotidiano, pur se ma non sempre con la necessaria consapevolezza circa il loro autentico significato. Ed ecco allora che ancora una volta l’indagine etimologica si rivela preziosa e ci conduce verso un mondo, quello classico, così lontano e così straordinariamente vicino a noi. La parola teatro deriva dalla radice th- da cui il greco ϑεάομαι (theaomai) = io guardo, io sono spettatore. Dalla stessa radice deriva anche il verbo greco θεωρεω (theoreo) = osservare, comprendere, intendere (da cui la parola teoria). Il termine allude ad uno sguardo che implica la contemplazione e l’ammirazione. Poi significherà il luogo stesso dello spettacolo, inteso non solo come intrattenimento ma anche come importante momento di riflessione collettiva e in qualche modo di catarsi (ovvero di purificazione dalle passioni). Tragedia e commedia: sono queste le principali forme entro le quali il teatro si esprime. L’etimologia della parola tragedia deriva dal greco τραγῳδία (tragodìa), più precisamente dall’unione delle parole τράγος (trágos)= capro, agnello e di ᾄδω (á(i)dô) = io canto, cioè “canto del capro“, che veniva svolto durante i riti dionisiaci e allude alla dimensione sacra della rappresentazione teatrale, legata al culto del dio Dioniso in onore del quale si sacrificava appunto un capro e per il quale si intonava il ditirambo, canto eseguito sotto ispirazione del dio.  Lo spettacolo si componeva dunque di poesia, musica e danza, fuse insieme e tutte e tre indispensabili in eguale misura. Lo studio etimologico della parola commedia, in greco antico κωμῳδία (cōmōdìa), è moto interessante: esso, infatti, ci riconduce all’unione di altre due parole greche, κῶμος (kômos) = corteo festivo” + ᾠδή (ōdé) = canto. Letteralmente, quindi, commedia significa “canto del corteo festivo“, antiche feste propiziatorie ancora legate ai culti dionisiaci, entro una rappresentazione scenica in versi o in prosa di una vicenda tratta della vita quotidiana, per lo più a lieto fine. Il termine attore invece si lega al latino actor che significa letteralmente colui che agisce. L’attore ha il compito di interpretare un ruolo in uno spettacolo teatrale o in tempo sicuramente più recente rispetto alla Grecia antica anche al cinema. Il termine greco è più legato al termine ipocrita, ὑποκριτής, ovvero «simulatore» che inizialmente stava proprio a rappresentare la figura dell’attore o del primo attore e solo dopo viene declinato in una accezione negativa per classificare quelle persone che fingono anche nella vita di ogni giorno.  Protagonista deriva dal greco πρωταγωνιστής, composto di πρῶτος «primo» e ἀγωνιστής «lottatore, combattente». Il significato originario era dunque il primo attore, cioè colui che aveva il ruolo principale nella rappresentazione teatrale. L’attore può esprimersi nel soliloquio (dal latino loquor fa riferimento al parlare con sè stessi, riflettendo ad alta voce o mentalmente, indipendentemente dalla presenza fisica di altri individui), oppure nel monologo o nel colloquio: il primo termine implica la presenza di un pubblico e il secondo una interazione tra due o più persone.

È anche interessante riflettere su termini che fanno riferimento alla specificità degli elementi legati alla realizzazioe degli spettacoli teatrali. Ecco allora la scenografia (dal greco σκηνογραϕία, composto di σκηνή «scena» e –γραϕία «-grafia»). Oggi il termine fa riferimento alla progettazione e realizzazione di tutti gli elementi visivi di una rappresentazione teatrale cinematografica o televisiva. Prima ancora di essere musica, orchestra era un verbo. Deriva dal greco ὀρχεῖσθαι, danzare, infatti questa era la zona circolare al centro del teatro attico dove il coro cantava e danzava mediando tra la scena e il pubblico. In seguito perse la sua centralità e nel Rinascimento e poi nel Seicento il corpo lasciò posto al suono. Per metonimia i musicisti divennero il luogo che occupavano. Non bisogna vedere questa metamorfosi linguistica come una perdita, infatti il movimento non ha abbandonato la scena, ha solo delegato la sua essenza ad un’altra forma d’arte. La parola “càvea” deriva dal greco “κοίλος” che significa “vuoto, cavo” e ciò sottolinea infatti la forma concava della struttura. La càvea è l’insieme delle gradinate di un anfiteatro o di un teatro classico, dove prendevano posto gli spettatori che volevano assistere alle rappresentazioni, ai giochi o ad altri intrattenimenti. Essa era fatta a gradini che in origine erano di legno poi a partire dal IV secolo vennero realizzati in pietra, spesso era appoggiata al pendio di una collina, sfruttando così la naturale pendenza del terreno, oppure era sorretta da costruzioni. Questa struttura favoriva particolarmente l’acustica e la visione, che risultavano essere ottime anche per gli spettatori che occupavano i posti più lontani e più alti. Tra i tanti elementi che il teatro dell’Ellade offre, uno dei più utili per i drammaturghi è sicuramente il Deus ex machina (forma latina che letteralmente significa divinità che scende dalla macchina). Con questo termine veniva indicato un attore che rappresentava una divinità capace di risolvere situazioni complesse, permettendo così di sciogliere una trama intricata. L’attore o gli attori interpreti della divinità si servivano di un’opera in legno e con un sistema di funi si poteva simulare un dio che scende dal cielo. La parola palco deriva da un termine collegato al palus ovvero palo. L’idea originaria è molto concreta: un palco era una struttura rialzata fatta da pali di legno. Successivamente il termine richiama una struttura sopraelevata, una tribuna o loggia, uno spazio rialzato.

La breve rassegna lessicale dimostra ancora una volta la straordinaria persistenza di parole che ancora oggi sono in movimento, dimostrando la possibilità di resistere al trascorrere del tempo. D’altra parte è ai Greci che viene attribuita l’invenzione del teatro, una forma d’arte che, affondando le sue radici proprio nella cultura greca, ha successivamente ottenuto un impatto duraturo in tutto il mondo.


A cura degli alunni della classe III A del Liceo Classico “G. Asproni” di Nuoro:

Matilde Abraini, Chiara Ballore, Benedetta Deriu, Giovanni Esca, Giorgia Floris, Giovanni Guiso, Leonardo Gusai, Nicola Lai, Gabriele Loi, Maria Teresa Loi, Davide Montisci, Michela Montisci, Francesco Mulas, Riccardo Murru, Anna Grazia Pirisi, Paolo Pisano, Fabrizio Serra, Asya Talas, Davide Virdis

Coordinamento didattico: Venturella Frogheri

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