Voci di donne vinte e una suggestione nuorese
Un invito alla lettura de “Le Troiane”
di III A Liceo Classico Nuoro
Francesco Ciusa, La Madre dell'ucciso, gesso, 1906-07
5' di lettura
19 Luglio 2026

E questa infelice, se qualcuno vuole vederla,
eccola, Ecuba che giace davanti alle porte,
versando lacrime molte e per molte ragioni

I versi sopra riportati sono tratti da Le troiane, o Le troadi: si tratta di una tragedia di Euripide, drammaturgo greco antico (Salamina, 480 a.C. circa – Pella, 406 a.C.), considerato, insieme a Eschilo e Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici greci. L’opera venne rappresentata per la prima volta nel 415 a.C., durante la guerra del Peloponneso, e meritò il secondo premio al festival tragico delle Grandi Dionisie ateniesi dello stesso anno. Nel corso delle nostre attività scolastiche abbiamo letto l’opera e l’abbiamo rielaborata entro un vero e proprio laboratorio didattico che ha permesso un confronto critico collettivo su impressioni, considerazioni, riflessioni desunte dalla lettura e soprattutto sui molteplici spunti di attualità presenti nella tragedia interamente giocata sulla parola e sulle reazioni emotive delle donne protagoniste, alle quali spettano intensi monologhi. Una scelta, quella di Euripide, particolarmente atta a suscitare il coinvolgimento emotivo, la sympatheia da parte degli spettatori, e d’altra parte il testo greco non implica particolari azioni, è essenzialmente statico. Le considerazioni di seguito riportate intendono pertanto condividere con i lettori alcune impressioni desunte dal testo e costituire un invito alla lettura dell’opera di Euripide, così lontana ma così vicina a noi, nella misura in cui permette alla straordinaria sensibilità dell’autore di evidenziare in maniera efficacissima la realtà drammatica della guerra dal punto di vista dei vinti e in modo particolare da coloro che patiscono maggiormente il dolore di ogni conflitto: le donne, costrette a sopportare le ferite più atroci, inevitabilmente accompagnate dalla crudeltà e dalla prepotenza dei vincitori. La tragedia infatti indubbiamente interpreta il presente attraverso la lezione del passato: Ecuba, Andromaca, Cassandra simboleggiano tutte quelle donne che sono costrette a pagare colpe che non hanno commesse. Sono figlie, madri e mogli che portano in sé il valore dell’amore e della famiglia, ciò che la guerra innanzitutto intende distruggere. In un tempo come quello in cui viviamo, drammaticamente attraversato da tensioni che sfociano in conflitti sanguinosi in molte, troppe parti del mondo, la lezione euripidea risuona come un monito, un vero e proprio “memento” che appare ancora oggi tremendamente attuale. 

Una suggestione: abbiamo immaginato di poter accostare idealmente il personaggio di Ecuba alla figura rappresentata in una famosissima scultura di rara efficacia icastica, La madre dellucciso, una statua realizzata dallo scultore nuorese Francesco Ciusa (Nuoro 1883 – Cagliari 1949), tra il 1906 ed il 1907. Il dolore composto della donna esprime in maniera potentissima lo strazio con un silenzio più eloquente di tante parole. 

Sono davvero molteplici gli aspetti di modernità del testo di Euripide: vengono in mente i famosi versi del celebre componimento poetico di Salvatore Quasimodo Uomo del mio tempo: «Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempoTho visto: eri tu, /con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, /senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, /come sempre, come uccisero/ i padri, come uccisero/gli animali che ti videro per la prima volta». Non si può non pensare al drammatico tema che riguarda la violenza dell’uomo. Questo è l’uomo, che è sempre stato così, fin da una delle prime guerre, quella di Troia. Ma non ci sono eroi in questo massacro, non c’è nulla di glorioso nei corpi morti degli uomini, dei bambini innocenti. La città di Troia è cenere: l’hanno distrutta e saccheggiata le armate degli Achei. Sono entrati con i carri armati in città, nella notte, il governatore è morto. Le spoglie della città vengono portate sulle navi degli Achei: i Greci venuti ad assalire questa città attendono il vento propizio per rivedere, con gioia, dopo dieci anni, le mogli e i figli. Il fiume Scamandro risuona per i gemiti delle prigioniere, spartite tra i soldati come oggetti. Le Troiane ancora senza un padrone stanno nelle tende, destinate ai capi militari. Ed ecco laggiù, se qualcuno vuole vederla, rannicchiata davanti alla porta, giace Ecuba e versa molte lacrime per molti lutti. Il tragediografo sa bene che le donne, vedove, schiave, concubine possono rappresentare in maniera potente il dramma della guerra e lo strazio che ne deriva. La guerra è Andromaca, che ha perso l’amato sposo Ettore e ha visto suo figlio Astianatte, ideale emblema del Futuro, scaraventato giù dalle mura di Troia. La guerra è Ecuba, madre e regina, che ha visto la sua città distrutta con un inganno: il suo dolore è per i suoi figli e per l’intero suo popolo. La guerra è Cassandra, data in sorte come concubina ad Agamennone, come fosse un oggetto, e destinata (secondo la profezia che ella stessa scorge) alla morte. Il loro dolore è anche l’emblema del dolore di tutti coloro che sono stati «traditi, ingannati, feriti».


A cura degli alunni della classe III A del Liceo Classico “G. Asproni” di Nuoro:

Matilde Abraini, Chiara Ballore, Lidia Carzedda, Benedetta Deriu, Giovanni Esca, Giorgia Floris, Giovanni Guiso, Leonardo Gusai, Nicola Lai, Gabriele Loi, Maria Teresa Loi, Luisa Monni Davide Francesco Montisci, Michela Montisci, Francesco Mulas, Riccardo Murru, Annagrazia Pirisi, Paolo Pisano, Fabrizio Serra, Asya Talas, Davide Virdis

Coordinamento didattico: Venturella Frogheri

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