Dati societari
L’Ortobene
Piazza Vittorio Emanuele 8
08100 Nuoro
–
Autorizzazione del Tribunale
di Nuoro n. 35/2017 V.G.
CRON. 107/2017 del 27/01/2017
C.F. 93003930919
–
Direttore Responsabile:
Francesco Mariani
Continuando il cammino del tempo Pasquale la liturgia della parola ci riporta, attraverso il Vangelo secondo Giovanni, al cenacolo, non appena Giuda li abbandona. Ha inizio il discorso d’addio, o testamentario, di Gesù ai suoi. Come un componimento musicale presenta all’inizio del pentagramma una chiave, che determina la lettura della partitura, allo stesso modo le prime parole di Gesù assumono un’importanza centrale per comprendere il suo insegnamento. Egli, che poco prima aveva lavato i piedi ai discepoli, parla di glorificazione. Gesù non è solo il maestro da seguire e neanche, semplicemente, il modello da imitare; ma è colui attraverso il quale possiamo entrare in contatto con Dio. Solo Dio poteva divinizzare e glorificare l’umanità (Giovanni Crisostomo), «Dio infatti glorifica in sé stesso Cristo nato come uomo» (Ilario di Poitiers). Attraverso l’umanità di Gesù ogni uomo può entrare in comunione con la divinità di Cristo. Afferma il Concilio Vaticano II: «Con l’incarnazione [facendosi uomo come noi] il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo» (GS 22). Solo Dio poteva donarci di condividere con l’umanità fragile e imperfetta la potenza e perfezione di Dio. «La gloria che è derivata dalla morte di Gesù per il genere umano […] apparteneva all’uomo che era Figlio dell’uomo» (Origene). Nella Sua umanità è assunta la nostra. L’uomo, in Cristo, è reso capace di contemplazione. Ma se «Dio è Amore» (1Gv 4,16) e la contemplazione non è semplicemente un esercizio spiritualistico evanescente; contemplare Dio significa amare con lo stesso amore che sovrabbonda dalla Trinità. La contemplazione, che non è semplicemente una condizione psicologica o visiva, è vivere in Cristo. «Quelli che contemplano Dio parteciperanno alla vita, perché lo splendore di Dio è vivificante» (Ireneo di Lione). Se la contemplazione è vivere in Cristo, il cristiano è chiamato ad una vita contemplativa. Per essere pienamente cristiana, la contemplazione, non deve fermarsi alla testa o al desiderio ma deve, riempito il cuore, trasformarsi in azione.
L’amore è la traduzione esatta della contemplazione cristiana. Amando possiamo contemplare il Dio che, in Gesù Cristo, si è rivelato come Misericordia. Gesù vuole convertirci; vuole donarci vita e la vita non può che venire da Lui che è «via, verità e vita» (Gv 14,1). In questo tempo pasquale vuole ricordarci che nel battesimo noi siamo resi partecipi, in Cristo, di questa glorificazione, perciò capaci di ricevere l’Amore e quindi di amare. «Che cos’è il tempo di Pasqua che stiamo celebrando? È il passaggio da un’esistenza basata su noi stessi ad un nuovo parametro, l’amore che Cristo ci ha usato; è un ingresso nella gloria di Dio, che ci permette di amare non come sappiamo poveramente fare noi, ma come sa fare Lui» (Fabio Rosini). L’illuminismo e il positivismo del ‘700 ci hanno fatto credere che con la ragione l’uomo poteva dominare tutto, il progresso tecnologico e scientifico ci fa pensare di avere il controllo sull’universo; ma l’uomo non si riconosce così, qualcosa sfugge: «l’uomo oscilla tra quiete e inquietudine» (Nietzsche). In mezzo alla quiete del bastare a sé stesso l’uomo scopre, con inquietudine, che non può controllare tutto, che la vita è più grande. L’uomo ha bisogno dell’amore per essere umano. Non deve sopprimere i suoi desideri, non può soffocare i sogni e non può voler spegnere la fiamma della Speranza che lo porta a mettersi in cammino verso un Amore Veramente Eterno. Solo se amati e amanti, nel Risorto, il mondo ci riconoscerà come testimoni credibili.