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Francesco Mariani

Idolatria, eresia, confusione, tenebra, male, morte. Con questo infelice elenco ho voluto parafrasare la prima parte del Vangelo: in riva al mare, Cafarnao, in Galilea nella terra di Zabulon e Neftali. Ho voluto così riassumere ciò che i giudei vedevano nel mare e in quelle terre, la rappresentazione oggettiva di ciò che conosciamo come “mondo”. Come ha profetizzato Isaia c’è un annuncio anche per loro, è arrivata la luce. Gesù passa irradiando la Galilea della sua luce e porta con potenza il Regno dei Cieli.
Tra i miracoli che Gesù compie può essere bene annoverato tra questi la chiamata dei primi apostoli. Il miracolo è il segno concreto con cui viene resa esplicitamente la veridicità del regno. Un uomo passa e chiama degli uomini: «Seguimi» e subito questi lasciano tutto. Il segno esplicito della bellezza, della forza, del fascino del Regno dei Cieli.
Mi vorrei inoltre soffermare sulle analogie usate prima, in particolare sul mare per dare ancora più luce e vigore a questo miracolo della chiamata. Tutto sommato sappiamo che il mare era considerato dagli ebrei come la personificazione del male, un luogo abitato da mostri, un luogo di morte. È nel mare però che si rivela la potenza di Dio ed è sulla riva del mare che Gesù chiama dei pescatori. Continuando a ragionare per analogie, il pescatore è colui che con la propria barca passa attraverso il mare e trova la sua fonte di guadagno e il suo sostentamento. Il pescatore, quindi, dal male, dal mondo riesce a pescare ciò che gli serve per vivere. È un po’ la nostra vita in genere, cerchiamo di trovare ciò che ci può far continuare a vivere nelle dinamiche del mondo, nei ragionamenti, nelle relazioni, nelle aspirazioni. Qual è allora il miracolo? Cristo che passa. La luce è arrivata a illuminare la fatica della pesca e del vivere. Alla presenza della luce, che chiama, non c’è più bisogno di cercare nel mondo il sostentamento, perché non devi più preoccuparti di ciò che ti serve per vivere, perché il Signore è passato. Allora non viene chiesto di non essere più nel mondo o di smettere di pescare, ma viene chiesto di smettere di cercare nel mondo il motivo per andare avanti. La vita non è lì. Questo vuol dire abbandonare un modo di pensare che è tutto nostro.
Ognuno cova dentro di sé delle profonde convinzioni, anche l’uomo più spirituale: la convinzione della propria idea di santità, di perfezione, di preghiera, di come va vissuta la vita. Ma tutto questo non può lasciare spazio all’azione di Dio. «Venite dietro a me» non è solo una questione di spazio e di movimento, ma il modo di vivere. Tante volte si dice che bisogna mettere Dio al centro, ma come disse un vescovo in un’omelia, il Signore è già al centro, siamo noi che ci dobbiamo spostare e aggiungo, siamo noi che ci dobbiamo mettere dietro a Lui, alle sue Parole. Ogni superbia, ogni ideologia, ogni presunzione crolla se stiamo dietro a Lui. «Vi farò pescatori di uomini» e allora non smettere di pescare, ma non per cercare la vita, ma per darla. Il Signore è lì sulla riva del mare, è lì che l’uomo ha bisogno di essere portato. Camminiamo insieme nell’ordinarietà, come figli e fratelli che stanno dietro a Cristo per dare vita all’umanità.