Dati societari
L’Ortobene
Piazza Vittorio Emanuele 8
08100 Nuoro
–
Autorizzazione del Tribunale
di Nuoro n. 35/2017 V.G.
CRON. 107/2017 del 27/01/2017
C.F. 93003930919
–
Direttore Responsabile:
Francesco Mariani

Vivendo insieme e condividendone il cammino, i discepoli sono meravigliati e stupiti, tra le altre cose, della preghiera del Maestro. Lui prende dei tempi per pregare, per sostare nella relazione con il Padre. Gesù aveva bisogno di queste soste sentendo la profonda necessità di essere nel Padre: e io? È nella relazione-preghiera che è possibile chiamare Dio: “Padre”. «Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio Suo nei vostri cuori che grida: Abba, Padre» (Gal 4,6). I discepoli hanno colto la centralità di questo momento e timidamente, uno per tutti, chiedono di essere istruiti. Gesù non insegna un metodo nuovo di respirazione e nemmeno suggerisce pratiche esoteriche sensazionalistiche ma invita ad immergerci nella relazione tra Padre e Figlio.
In questa domenica ci è proposta la versione lucana – più breve rispetto a Mt 6,9-13 – della preghiera di Gesù. Essa esprime la relazione intima e filiale con Dio che trasversalmente tocca l’intera esistenza del discepolo di Cristo. Le prime due richieste sono una lode e una speranza. La lode a Dio che attraverso il Suo Figlio sia santificato e splenda ai nostri occhi la luce della sua magnificenza – non siamo noi ad aumentarne le virtù – e la Speranza che Dio, il Santo, possa entrare nella nostra esperienza terrena per guidarci. «La natura umana per la sua debolezza è incapace di conquistare un qualche bene e che perciò niente ci può toccare di quello che ci sta a cuore se il divino soccorso non sorregge la nostra debolezza e non compie il bene in noi. Di tutti i beni il principale è questo: che in tutta la mia vita il Nome di Dio sia glorificato» (Gregorio di Nissa). Le tre richieste che seguono supplicano che l’interezza dell’uomo sia abbracciata nella relazione con il Padre: il corpo (attraverso il dono del pane), l’anima (attraverso il perdono) e lo spirito (attraverso la continua compagnia di Dio che vince ogni tentazione). Il nostro desiderio deve, con la preghiera, essere un costante ripresentarci a Dio, attraverso Cristo, con la nostra miseria e la nostra dignità filiale affinché Egli possa, attraverso la sua presenza, consolarci e aprirci le porte della Sua Misericordia. «Per quanto imperfetto sia il nostro desiderio, sforziamoci di insistere in questa richiesta. Che ci costa chiedere molto, visto che ci rivolgiamo all’Onnipotente?» (Teresa d’Avila).
Il Padre attende i suoi figli, non obbliga alla relazione salvifica con Lui. A noi chiedere, cercare e bussare. Gesù afferma che è conveniente insistere nella preghiera sostando alla porta del Padre Celeste che mai rimane sordo alle suppliche dei suoi figli. Noi in quanto tali godiamo la Pace dell’essere nelle braccia del Padre. «Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi» (Ts 5,16-18).
La preghiera è efficace e testimonia la sua efficacia portando l’uomo dal peccato (serpe) alla Salvezza (pesce antico simbolo cristologico) e dalla morte (scorpione) alla vita (uovo). Questa trasformazione nell’uomo è possibile nella relazione con Dio «non senza Cristo» (Origene). Dall’ascensione e la pentecoste tuttavia è possibile “stare in Cristo” attraverso il Dono dei doni: lo Spirito Santo. Cristo ci propone, nella certezza di ottenerLo dal Padre, di chiedere lo Spirito Santo: «Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore» (Is 11,2). La preghiera è l’antipasto del Cielo: «la vita in Cristo» (Nicolas Cabasilas).