Dati societari
L’Ortobene
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08100 Nuoro
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Autorizzazione del Tribunale
di Nuoro n. 35/2017 V.G.
CRON. 107/2017 del 27/01/2017
C.F. 93003930919
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Direttore Responsabile:
Francesco Mariani
L’incontro di Gesù con la donna samaritana, dietro la sua apparente semplicità, nasconde un messaggio dalla portata imponente.
La donna che sfida il sole di mezzogiorno per attingere acqua lontano da sguardi indiscreti ha una storia difficile: ha avuto cinque mariti, e abita con un uomo che non l’ha sposata; una situazione che i farisei definirebbero peccaminosa. Probabilmente vuole evitare gli sguardi e le parole giudicanti della sua comunità.
Gesù, d’altro canto, incontra la samaritana proprio quando crede di non essere vista da nessuno, in quell’ora di arsura nella quale nessuno osa avventurarsi al di fuori della propria abitazione. Avviene così che la donna, venuta ad attingere acqua per sé, si trova a dover dare da bere a uno sconosciuto, per giunta giudeo, che le chiede: «Dammi da bere» (v. 7). In tre sole parole, Gesù sfonda il muro di indifferenza e rivalità che per secoli ha diviso giudei e samaritani. Avrebbe potuto attingere l’acqua per sé e non fare caso a quella donna, ma sceglie di avere bisogno di lei in quel momento. Già questo fatto per noi costituisce una prima provocazione: siamo capaci di andare oltre la nostra presunta autosufficienza, per aiutare chi abbiamo vicino? Siamo capaci di vedere nelle persone davanti a noi non una barriera, ma la possibilità di una relazione autentica, che porta senso e valore alla nostra vita?
Gesù conosce bene la storia della samaritana, e non ne fa mistero neppure con lei; eppure, mostra di non giudicarla per questo, anzi desidera portare la loro conversazione a un altro livello. Si passa dalla sete del corpo a quella dell’anima, dall’acqua del pozzo tirata su con fatica alla «sorgente d’acqua viva che zampilla per la vita eterna» (v. 14).
La donna crede di parlare con un profeta, e Gesù profetizza: presto non conterà essere giudei o samaritani, perché Dio sarà adorato non in un tempio, ma «in spirito e verità», nel cuore dell’uomo, dove Dio stesso verrà ad abitare. Con queste parole Gesù annuncia la verità profonda del cristianesimo: con l’entrata di Dio nel mondo in Gesù Cristo, non c’è più un luogo sacro separato dal resto del mondo, ma tutto il mondo, e tutti gli uomini, diventano spazio consacrato a Dio. Per dirla con le parole di Chiara Lubich: «Il Cielo s’è rovesciato sulla terra»!
La samaritana riconosce in Gesù il Messia che, finalmente, le si palesa: «Sono io, che parlo con te» (v. 26). Come il deserto, nonostante anni di arsura, fiorisce all’arrivo di una grande pioggia, così la samaritana si mostra agli occhi del mondo, improvvisamente senza paura: corre ad annunciare il suo incontro con Cristo, e nei due giorni successivi molti altri faranno la sua stessa esperienza. Quest’episodio del Vangelo, iniziato all’insegna del nascondimento e dell’intimità, si conclude con Gesù circondato da tanti altri uomini e donne che fanno l’esperienza della samaritana.
L’incontro con Gesù non lascia indifferenti né uguali a prima, ma cambia profondamente chi ne fa esperienza. Scoprire un Dio che ci ama così come siamo ci incoraggia a uscire dalla vergogna e dal nascondimento, disarma le parole e i giudizi degli altri, e ci permette di mostrare con orgoglio la verità di Cristo, e cioè che Dio vuole abitare la nostra vita e la nostra fragilità, per redimerla con il suo Spirito.
Per questa settimana facciamoci un augurio: che l’eco dell’annuncio della samaritana risuoni ancora nei nostri cuori e nella nostra Chiesa, perché scopriamo anche noi quanto affermava Paolo VI: «per la Chiesa cattolica [per noi, ndr] nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano».