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L’Ortobene
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Direttore Responsabile:
Francesco Mariani

La liturgia ci propone, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, di meditare sul cuore del Vangelo secondo Matteo. Gesù ha, attraverso tanti prodigi e discorsi, manifestato la sua potenza. Il Maestro è conosciuto; per qualcuno è una voce autorevole e credibile (come Giovanni Battista), per altri è l’uomo che ha moltiplicato i pani e guariva i malati (come Elia), per altri ancora era il profeta che parlava con franchezza, attraverso parole e gesti (come Geremia). Ma a Gesù non interessa tanto chi sia per una massa impersonale ma chiede di essere riconosciuto dai suoi interlocutori.
Secondo alcuni biblisti la scena è ambientata durante la festa dell’espiazione (Yom Kippur), unico giorno in cui il sommo sacerdote pronunciava il nome rivelativo di Dio: “Io Sono” (Es 3,14). Come nel tempio il sommo sacerdote riceveva il dono di riconoscere la presenza di Dio, in mezzo al Suo popolo, così a Simone è dato di riconoscere Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La rivelazione del Dio cristiano non avviene dall’alto, come un’illuminazione artificiale, ma è rivelata all’interno di una relazione tra un “Io” che si rivela e un “tu” capace, grazie al Padre, di riconoscerlo. Il pescatore di Galilea non fa altro che riconoscere Colui che il Padre gli ha rivelato. Simone diventa Pietro perché la relazione con Dio cambia tutto. Ciò avviene anche nel battesimo attraverso l’immersione nella vita, morte e risurrezione di Gesù, rinasciamo con un nome nuovo: figli di Dio, beati. «Simon Pietro affermò in risposta: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo, se come Pietro lo diciamo non per avercelo rivelato la carne e il sangue, ma per essere brillata nel nostro cuore una luce dal Padre che è nei cieli; a questo punto diventiamo anche noi ciò che era Pietro, e saremo dichiarati beati come lui, perché anche per noi si è realizzato quello che era motivo di beatitudine per lui: non la carne e il sangue ci hanno rivelato che Gesù Cristo è il Figlio del Dio vivente, bensì il Padre che è negli stessi cieli […] ci ha fatto una rivelazione, che innalza ai cieli coloro che hanno tolto dal cuore ogni velo, e hanno ricevuto lo spirito della sapienza di Dio e della sua rivelazione» (Origene).
Gesù attraverso la sua potenza permette che noi, con Pietro, siamo trasformati in Lui. È Lui la Pietra; eppure, dopo la confessione di fede, è Pietro a condividere con Cristo la missione evangelizzatrice. È Lui il Beato; eppure permette che sia partecipato questo dono a coloro che credono nella Sua Parola. È Lui che ha il potere; eppure, in modo sacramentale, lo condivide con Pietro in cui «stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione» (LG 18). Tutto ciò non avviene per merito umano (né carne né sangue te lo hanno rivelato) ma come dono (ma il Padre mio che è nei cieli). Il merito che ci rende beati è accoglierlo con fede e attaccarci alla pietra (Pietro) sopra cui Cristo edifica la sua Chiesa come casa costruita sulla roccia (Mt 7,24). Come nell’Antico Testamento Dio affida ad Abramo, con il dono della discendenza, il Suo Popolo, così Cristo affida, per mezzo dell’annuncio, a Pietro la Chiesa. Tutto ciò avviene grazie alla fede, risposta alla – sempre precedente – rivelazione di Dio. Come Pietro anche «il Successore di Pietro [il Papa], ieri, oggi e domani, è infatti sempre chiamato a “confermare i fratelli” in quell’incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo» (LF 7).