Un nuovo inizio
Commento al Vangelo di domenica 11 gennaio 2026 - Battesimo del Signore - Anno A
di Antonio Nicola Rubanu e Giovanni Sanna
Tintoretto, Battesimo di Cristo (1578-1581), Scuola Grande di San Rocco, Venezia
4' di lettura
10 Gennaio 2026

Giunti alla Festa del Battesimo del Signore, si completano quelle che sono le ricorrenze del Tempo di Natale. Da quest’episodio evangelico, dopo gli anni di “vita nascosta” di Gesù, si intuisce che è proprio il Cristo stesso che si manifesta all’intero popolo di Israele, che aspettava un Messia. L’arte e la letteratura di ogni secolo hanno descritto questo mistero, ognuno con una propria interpretazione, così come quella degli evangelisti. Oggi Matteo ci introduce con un diverso atteggiamento di Gesù e del Battista: quest’ultimo, ancora una volta, presenta i suoi spontanei timori nel compiere un’azione rivolta verso il Figlio di Dio. Ma è proprio Gesù che desidera che venga adempiuta “ogni giustizia” (Mt 3,15), cioè fare in modo che Dio Padre si riveli e riveli il Suo disegno d’amore; non solo, ma la Trinità stessa, “Fonte d’eterno amore”, qui presente, si manifesta e apre all’uomo una nuova era.

Chiediamoci, cosa significa questo Battesimo per Gesù e per noi? Perché è stato fatto questo gesto, oltretutto a Gesù, il Figlio di Dio Incarnato? Può risponderci Ilario di Poitiers, il quale afferma che: «Non aveva certamente bisogno del battesimo, poiché di lui è stato detto: Egli non commise peccato. E dove non c’è peccato, è superflua anche la sua remissione. Così non lui aveva bisogno di essere battezzato, ma, per mezzo di lui, la nostra purificazione doveva essere santificata nelle acque del battesimo». La nostra purificazione, il nostro bisogno di essere salvati e perdonati: è questo che rende solidale Gesù nei nostri confronti e lo spinge a battezzarsi. 

È interessante scoprire che ciò non avviene in modo triste e celato, ma è manifesto a tutti: il Dio glorioso, insuperabile, quasi nascosto, squarcia i cieli e si mostra sotto forma di colomba. Ogni distanza tra il cielo e la terra, ogni barriera divisiva tra creatura e Creatore è abbattuta, ma Egli si rivela, e si rivela come Dio d’Amore («Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»). Dio non rivolge queste parole solamente a Gesù, ma anche a noi: in Lui, noi siamo “figli amati” dal Padre, che ci ha scelti per stare con Lui, e attraverso il nostro battesimo ci rende conformi, simili a Lui, oltre che suoi veri figli. Col battesimo anche noi entriamo ancor più a far parte di quest’Amore gratuito. In esso veniamo accolti fragili (perché creature davanti ad un Creatore), ma liberi, perché viene inaugurato per noi l’essere Suoi figli. È lo Spirito di Dio che, dopo aver “aleggiato sulle acque” (cfr. Gen 1,2) ora si manifesta nella delicatezza di una colomba e viene ad abitare dentro di noi.

Sottolineava Giovanni Paolo II: «E’ “voce dal cielo” che, mentre rivela l’identità messianica e divina del Cristo, inaugura il nuovo tempo dell’amore di Dio per l’uomo. Gesù vide i cieli aprirsi e lo Spirito Santo discendere su di lui come colomba: questa manifestazione dello Spirito di Dio segna l’inizio del grande tempo della misericordia, dopo che il peccato aveva chiuso i cieli, elevando come una barriera tra l’essere umano e il suo Creatore. Ora i cieli si aprono! Dio ci dà nel Cristo il pegno di un amore indefettibile».

Viene aperto veramente un tempo nuovo, in cui Gesù è il protagonista che inaugura un inaspettato scenario di missione e di rivelazione divina, testimoniando l’Amore; è Lui l’inviato dal Padre per donarci ancora grazia e aprirci nuove strade. A noi ora, in questo nuovo inizio, il passo dell’ascolto e dell’appartenenza a Lui.

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