4 Agosto 2026
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Con un comunicato datato 4 giugno la Regione Sardegna certificava il raggiungimento e addirittura il superamento degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per il potenziamento della sanità territoriale, confermando la piena attuazione degli interventi strategici programmati nell’ambito della Missione 6 Salute.
Il risultato è stato formalmente attestato attraverso le determinazioni adottate dalla Direzione generale della Sanità il 1° giugno 2026, che certificano il completamento degli interventi riguardo le Case della Comunità e Ospedali di Comunità, i due pilastri della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale prevista dal Pnrr, secondo gli standard richiesti dal Ministero della Salute e dall’Unità di Missione per il Pnrr.
Il progetto nazionale
Ma facciamo un passo indietro. La Casa di Comunità come centro medico multidisciplinare integrato è descritta nel DM 77/2022, il regolamento sugli standard dell’assistenza territoriale.
La filosofia di fondo di Agenas (l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali che supporta le regioni nella programmazione e attuazione delle Case della comunità) è il passaggio da una sanità “ospedale-centrica” (basata sulla cura dell’acuzie) a una sanità “territoriale e di prossimità” (basata sulla gestione della cronicità e sulla prevenzione).
L’idea si riassume in cinque pilastri fondamentali:
1. L’Integrazione tra Sanità e Assistenza Sociale
La Casa di Comunità non è un semplice poliambulatorio, ma un luogo di integrazione sociosanitaria. Il cittadino non trova solo il medico, ma anche l’assistente sociale. Il punto di ingresso è il PUA (Punto Unico di Accesso), che serve a valutare i bisogni complessivi della persona (soprattutto anziani, fragili e malati cronici) per attivare percorsi di cura personalizzati.
2. Il Lavoro in Équipe Multidisciplinare
È il superamento dello studio medico isolato. La struttura deve far cooperare stabilmente diverse figure professionali. Medici di Medicina Generale e Pediatri di libera scelta: organizzati in gruppi (AFT – Aggregazioni Funzionali Territoriali) per garantire una presenza medica continuativa. Infermieri di Famiglia e di Comunità: la vera figura chiave, responsabile dell’assistenza domiciliare, del monitoraggio dei pazienti cronici e dell’educazione alla salute. Specialisti ambulatoriali: (Cardiologi, diabetologi, pneumologi, ecc.) presenti ciclicamente per gestire le patologie più diffuse sul territorio senza far spostare il paziente verso i grandi ospedali. Psicologi, ostetriche e professionisti della riabilitazione.
3. La Classificazione in Hub e Spoke
Si ha una rete gerarchica basata sul bacino di utenza. Casa di Comunità Hub (1 ogni 40.000-50.000 abitanti): aperta 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Garantisce continuità assistenziale, presenza medica e infermieristica costante, servizi di diagnostica di base (ecografi, radiologia leggera, laboratori) e specialistica. Casa di Comunità Spoke (1 ogni 20.000 abitanti): aperta 6 giorni su 7, 12 ore al giorno. Garantisce i servizi essenziali, il PUA, l’ambulatorio infermieristico e i medici di base, collegandosi all’Hub per le necessità più complesse.
4. La Sanità d’Iniziativa e la Gestione della Cronicità
La visione prevede che la struttura non “aspetti” che il paziente si ammali (sanità d’attesa), ma utilizzi i dati e la “sanità d’iniziativa”. Attraverso registri di patologia, l’équipe della Casa di Comunità chiama attivamente i pazienti cronici (es. diabetici o ipertesi) per controlli programmati, prevenendo le riacutizzazioni e riducendo gli accessi impropri nei Pronto Soccorso degli ospedali.
5. Digitalizzazione e Telemedicina
La Casa di Comunità è pensata come una struttura tecnologicamente avanzata. Deve essere interconnessa tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e fare da base per i servizi di Telemedicina (televisita, teleconsulto tra medico di base e specialista, e telemonitoraggio dei parametri vitali dei pazienti a domicilio), elemento vitale per l’assistenza nelle aree interne e periferiche (come le zone montane del Nuorese).
La realtà nel territorio
Alla luce del quadro normativo, le opere realizzate e l’organizzazione dei servizi nel Nuorese mostrano una qual certa sfasatura tra gli standard teorici previsti dal decreto e l’effettiva realtà applicata sul territorio. Il DM 77/2022 ragiona su parametri numerici rigidi e modelli ideali di integrazione; la sanità nuorese, affrontando la realtà della desertificazione medica delle zone interne, ha dovuto adattare quel modello per trasformarlo in uno strumento di “sopravvivenza sanitaria”.
La rete Hub e Spoke. Il decreto prevede una precisa gerarchica basata sui bacini d’utenza: una Casa di Comunità Hub (h24, massima offerta diagnostica e specialistica) ogni 40.000-50.000 abitanti, e sedi Spoke (h12) ogni 20.000 abitanti. Nel Nuorese gli “Hub” sono individuati nella Casa della Comunità “San Francesco” di Nuoro e in quelle di Siniscola, Sorgono e Macomer (ancora in fase di realizzazione).
Gli Spoke di prossimità. I centri di Bitti, Gavoi, Oliena, Ottana, Dorgali (in fase di realizzazione) – e nel Distretto socio-sanitario di sorgono quelli di Aritzo e Desulo – sono inquadrati come Spoke. Ma se a livello teorico il DM 77 prevede che lo Spoke copra un bacino di 20.000 abitanti, nel Nuorese queste strutture servono comunità numericamente molto più esigue. Si è quindi applicata una deroga implicita: la prossimità geografica ha vinto sul parametro numerico della popolazione.
Il Personale e la “rifunzionalizzazione”
Il DM 77/2022 stabilisce che la Casa di Comunità sia il luogo di lavoro integrato dei Medici di Medicina Generale (organizzati in équipe) e degli Infermieri di Famiglia. Nel Nuorese l’applicazione di questo standard si scontra con la carenza cronica di camici bianchi. Le Case di Comunità non appaiono al momento come centri di integrazione dei medici curanti tradizionali, bensì come hub di continuità assistenziale “d’emergenza” attraverso l’ibridazione istituzionale con gli ASCoT. Il DM 77 non prevedeva “Ambulatori Straordinari”, tuttavia, per non lasciare le neonate Case di Comunità vuote e i cittadini senza assistenza, vi sono stati insediati gli ASCoT. Dal punto di vista normativo, le strutture stanno adempiendo al dovere di garantire le “cure primarie”, ma lo fanno con medici turnisti straordinari anziché con la medicina di scelta strutturata. La presenza dell’Ambulatorio Infermieristico è invece l’elemento più coerente con il DM 77. Ma non mancano le criticità.
Le opere dell’ASL di Nuoro non possono essere lette come una traduzione letterale e accademica del DM 77/2022. Sono piuttosto un adattamento di emergenza: l’involucro fisico e i servizi amministrativo-infermieristici seguono le linee guida, ma il motore medico interno è stato in qualche modo “reinventato” per fare fronte alla crisi della medicina generale nelle aree interne della Sardegna.

Quanto costano gli interventi
La Sardegna – si legge in una nota della presidenza della Regione – «ha raggiunto il target di 59 Case della Comunità messe a disposizione e dotate delle necessarie attrezzature tecnologiche e di 17 Ospedali di Comunità rinnovati, interconnessi e dotati di tecnologie sanitarie avanzate».
Per la Sardegna il programma ha previsto investimenti pari a 73,6 milioni di euro di risorse Pnrr e quasi 3 milioni di euro di fondi regionali per le Case della Comunità, ai quali si aggiungono 32,7 milioni di euro di risorse Pnrr e circa 7,5 milioni di euro di fondi regionali per gli Ospedali di Comunità. Risorse che hanno consentito la realizzazione, il completamento e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle nuove sedi distribuite sul territorio regionale. «Il conseguimento dei target – scrive la Regione – rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e conferma la capacità della Sardegna di rispettare le scadenze previste, garantendo il pieno utilizzo delle risorse assegnate e contribuendo agli obiettivi nazionali di rafforzamento della sanità pubblica». Tra il raggiungimento del target e l’effettiva piena operatività delle strutture, però, c’è una differenza.
La Corte dei Conti
Nella Relazione della Corte dei Conti del maggio scorso sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale si legge: «Allo stato attuale, permangono criticità connesse alla carenza, nella maggior parte delle strutture (Case e ospedali della comunità ndr), di medici di medicina generale, specialisti e infermieri di comunità. Al tempo stesso, risulta ancora insufficiente la continuità della presenza giornaliera del personale medico e infermieristico, elemento che costituisce uno dei profili qualificanti del modello di assistenza territoriale delineato dal citato decreto ministeriale».
Viaggio nelle Case di Comunità del territorio
Uil Fp: «Investire sul personale»
Le Case della Comunità «rappresentano una grande opportunità per rafforzare la sanità territoriale e garantire ai cittadini servizi più vicini ed efficienti. Tuttavia – sostiene Cristian Cinellu, Dirigente sindacale Uil Fp Nuoro-Sanità -, senza un adeguato piano di assunzioni e senza la valorizzazione di tutto il personale sanitario, socio-sanitario, tecnico e amministrativo, il rischio è quello di avere strutture nuove ma prive della capacità di rispondere realmente ai bisogni delle persone».
Anche nel territorio di Nuoro – prosegue Cinellu – «la priorità non può essere solo quella di inaugurare nuove sedi, ma di garantire organici completi e stabili. Le Case della Comunità possono funzionare solo grazie a un’équipe multidisciplinare composta da medici, infermieri, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, professionisti sanitari, tecnici e amministrativi, che lavorino in modo integrato per assicurare una vera presa in carico dei cittadini».
La Uil Fp «ribadisce la necessità di un piano straordinario di assunzioni, del rinnovo dei contratti e di una reale valorizzazione del personale del Servizio sanitario nazionale. Solo investendo sulle persone sarà possibile rendere le Case della Comunità un presidio di prossimità efficace, capace di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e fragile e di alleggerire la pressione sugli ospedali e sui Pronto Soccorso».

