Via, verità e vita
Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026 - V Domenica di Pasqua - Anno A
di Alessandro Mesina
Philippe de Champaigne, L’ultima cena (1652 ca), Musée des Beaux-Arts, Lione
4' di lettura
2 Maggio 2026

Ci troviamo nel pieno dell’Ultima cena, e Gesù ha appena preannunciato il tradimento di Pietro e, con esso, la sua Passione. L’aria nel Cenacolo si fa pesante e carica di apprensione, e così pure i cuori dei discepoli. Gesù, conoscendo il loro stato d’animo, li invita a non essere turbati, ma piuttosto ad avere fede, in Dio come in Lui stesso. Non si accontenta di una semplice esortazione: desidera che gli apostoli, i suoi «amici» (cfr Gv 15,14), sappiano che non li abbandonerà, ma anzi andrà a preparare per loro un posto, perché possano trovarsi insieme con lui. Se questo non bastasse, aggiunge: «del luogo dove io vado, voi conoscete la via» (Gv 14,4). Gli apostoli sembrano non capire, cercano un luogo fisico, una terra su cui poggiare i piedi, ma la risposta di Gesù sembra ancora più enigmatica: «Io – dice – sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

Dietro questa frase si nasconde l’essenza stessa del cristianesimo, e del nostro cercare. Come gli apostoli, anche noi siamo talvolta turbati dalle vicende della vita, e cerchiamo continuamente il conforto di Dio; tuttavia, non sempre sappiamo come farlo. Riconoscere che Gesù è la via significa avere la consapevolezza che, come lui stesso dice di sé dopo la lavanda dei piedi, ci ha dato un esempio, perché possiamo «fare ciò che lui ha fatto a noi» (cfr Gv 13,15). Se gettiamo uno sguardo sul Vangelo, vedremo ciò che Dio in Gesù Cristo ha fatto a noi. Con la sua nascita in questo mondo, ci ha dimostrato che a lui «nulla è impossibile» (Lc 1,37), e che la nostra povertà, sia essa materiale o di spirito, non ci allontana ma ci avvicina a Dio, al punto che Gesù stesso dice: lo Spirito mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri (cfr Lc 4,18). Con la sua vita pubblica, Gesù «passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10,38), dandoci nella guarigione del corpo e dello spirito un segno di quanto avrebbe fatto per noi. Per noi ha donato il suo stesso corpo come cibo che ci dona la vita eterna (cfr Gv 6,54), per noi ha subìto la morte in croce, e per noi ha liberato dagli inferi i giusti che lo aspettavano da secoli; per noi è stato risuscitato con un corpo umano e un’anima umana, ed è apparso agli apostoli e a molti altri prima di salire al cielo. Per noi ha donato lo Spirito Santo a quanti hanno creduto e crederanno nel suo nome, e a noi, suoi amici, ha affidato la sua stessa missione, perché possiamo portare il suo nome «fino ai confini della terra» (At 1,8), perché tutti gli uomini e le donne che abitano la Terra sappiano che in Gesù Cristo è la salvezza dell’umanità e dell’intera creazione. 

Se tutto questo non dovesse ancora dire nulla alla nostra vita, non turbiamoci: il Signore, nella sua bontà, sa che non possiamo portare da soli tutto questo peso, e ci chiede soltanto di seguirlo, giorno dopo giorno, perché anche nella nostra quotidianità possiamo mettere i piedi sulle orme che lascia davanti a noi. Lui è la via perché traccia per noi la Via. Quando non sappiamo come comportarci in una situazione di difficoltà, torniamo alle vicende del Vangelo, e guardiamo a Cristo. Non limitiamoci a seguire il suo esempio, ma lasciamoci amare da Lui, perché possa continuare la sua opera, in noi e attraverso di noi. In questo tempo, in cui è molto difficile dare fiducia a chi abbiamo accanto, iniziamo fidandoci del Signore, con la certezza che Lui, che ci ha amato con tutto sé stesso, che si è totalmente compromesso con noi, ci starà accanto; chi ama così non può deludere. Come disse san Josemaria Escrivà, «si confida davvero solo in ciò che si ama con tutte le forze: e vale la pena amare il Signore» (Amici di Dio, 220).


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